Il sindaco Dario Allevi in piazza con la prefetta Patrizia Palmisani
Il sindaco Dario Allevi in piazza con la prefetta Patrizia Palmisani

Monza, 5 nevembre 2020 - «Stiamo vivendo qualcosa con cui speravo non dovessimo più fare i conti dopo la prima ondata dell’epidemia a marzo. E invece siamo di nuovo qui, con una situazione sanitaria forse più preoccupante di allora e al tempo stesso con una gestione del Paese, da parte del Governo, totalmente approssimativa". Come i colleghi degli altri 1.505 Comuni della Lombardia, il sindaco di Monza Dario Allevi ha trascorso la giornata di ieri nel suo ufficio in municipio tra riunioni con i rappresentanti della sanità brianzola e confronti con la Regione.

In attesa della decisione del ministero della Salute sulla fascia in cui inserire la Lombardia tra gialla, arancione o rossa con i conseguenti diversi livelli di restrizioni. Ore trascorse senza indicazioni, alla vigilia dell’entrata in vigore del nuovo Dpcm slittata di 24 ore. Anche Monza rientra nella zona rossa: "In primavera avevamo decreti che arrivavano la sera prima, ma speravo che fosse una modalità figlia dell’inesperienza, invece purtroppo oggi ci ritroviamo in una situazione peggiore", sbotta il sindaco.

Per tutto il giorno in Comune e sul suo telefonino sono arrivate chiamate di cittadini, imprenditori, commercianti angosciati dalla mancanza di indicazioni: "Inaccettabile". Allevi è preoccupato. Innanzitutto perché "rispetto a marzo oggi c’è anche rabbia e insofferenza. Ogni decisione che viene presa adesso rischia di provocare problemi sociali, di ordine pubblico". Ecco perché "mi auguro che almeno i ristori arrivino domani mattina e che non si finisca come con la cassa integrazione che ad oggi ancora molti non hanno ricevuto". Altrimenti "in seguito a ulteriori restrizioni migliaia di attività accuserebbero un colpo che potrebbe essere mortale".

Mentre sul fronte sanitario, l’ultimo bollettino parla di 898 nuovi positivi in 24 ore in Brianza. Il vero problema è che "i casi aumentano di 30-40 al giorno - fa il punto il sindaco -. Il San Gerardo ha attualmente 408 pazienti Covid di cui 31 in terapia intensiva. Nel periodo di picco in primavera i ricoverati erano 600 di cui quasi 100 in rianimazione, ma la maggior parte arrivava da fuori provincia. Oggi, invece, la zona rossa siamo noi, oggi non c’è un brianzolo che non sia stato toccato dal Covid. Per questo abbiamo bisogno che le zone meno colpite da questa seconda ondata diano una mano ai nostri ospedali". Anche perché oggi "ci sono quasi 300 operatori sanitari, tra medici e infermieri, a casa perché positivi per contagi familiari. In ospedale stanno facendo miracoli, ma non so quanto resisteranno".

Il sindaco lo ha ribadito anche nel corso della cerimonia di deposizione delle corone davanti al Monumento dei Caduti in piazza Trento in occasione della Giornata dell’Unità Nazionale: "È ormai evidente che usciremo prima da questa emergenza solo se saremo coesi nel rispettare le regole e nel garantire aiuto reciproco tra territori anche sul fronte sanitario. In questa fase sono i nostri ospedali ad essere sotto pressione e ad aver bisogno di una mano".