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22 gen 2022

La Settimana Enigmistica nasce in Brianza

Oggi compie novant’anni: la sua formula ne fa una delle riviste più amate, fortunate, longeve (e anche misteriose) d’Italia

22 gen 2022
dario crippa
Cronaca
pintus monza Storia Dario Crippa
La Settimana Enigmistica
pintus monza Storia Dario Crippa
La Settimana Enigmistica

NOVA MILANESE (Monza e Brianza), 23 gennaio 2022 - Ogni settimana da un piccolo stabilimento in Nova Milanese, l’ex Segraf in via Per Cinisello, escono fresche di stampa migliaia di copie di una rivista. Dal 1954 in Brianza, prima ancora a Milano. La tiratura è segreta, dato che i proprietari, con cortesia inflessibile, non hanno mai rilasciato dichiarazioni. Si tratta de La Settimana Enigmistica , regina incontrastata dell’enigmistica. Il piccolo stabilimento in cui viene stampata è modesto e orgoglioso, ma ovviamente anche lì le bocche sono rigorosamente cucite, nel pieno rispetto dei dettami aziendali. In fondo, fino a qualche anno fa, i suoi proprietari erano gli stessi della Settimana Enigmistica . Poi un po’ di cose sono cambiate, nel 1999 lo stabilimento è stato ceduto alla Rotolito spa, stamperia che si occupa pure di volantini e rotocalchi, anche se il nome Segraf è venuto definitivamente a cadere solo dallo scorso agosto.
Crisi? Tutt’altro. Nessuno, come si diceva, conosce la tiratura della rivista, che custodisce il segreto gelosamente, ma chi ci lavora sa che le vendite sono sempre stabili. E altissime (il quotidiano on-line il Post aveva ipotizzato qualche anno fa un numero fra le 600 e le 800mila copie). Già questa è una notizia, considerati i tempi difficli in cui versa l’editoria. Perché di una cosa c’è sempre certezza. In edicola si continuerà a trovare un settimanale che, pur fieramente privo di inserzioni pubblicitarie, non sembra conoscere passi falsi. Una continuità (e una immutabilità) che sono parte del patrimonio e punto di forza della Settimana Enigmistica. Un periodico enigmistico edito ininterrottamente in Italia dal 23 gennaio del 1932: 90 anni. Da qualche anno esce ufficialemente il giovedì, anche se prima il suo giorno di pubblicazione era sempre stato il sabato. “La rivista che vanta innumerevoli tentativi di imitazione!” e “La rivista di enigmistica prima per fondazione e per diffusione” le diciture che si alternano sulla testata, rispettivamente dei numeri pari e dispari della rivista. Come un metronomo. La programmazione si ripete costante e rassicurante, così come il volto raffigurato sulla pagina iniziale, alternativamente un uomo e una donna, con perfetto rispetto della parità di genere, presi dal mondo dello spettacolo, dello sport, del cinema . L ’idea d i dar vita alla rivista venn e a un ingegnere sardo di nobili origini, Giorgio Sisini, conte di Sant’Andrea, che si era imbattuto in un prodotto analogo in Austria e aveva pensato di provare a proporlo anche in Italia. Un’intuizione fortunata. Si narra che la rivista nacque in un piccolo appartamento preso in affitto a Milano assieme a quella che sarebbe divenuta sua moglie, l’austriaca Irell Breitenfeld: il primo numero costava 50 centesimi e in copertina riproduceva l’immagine di un’attrice messicana, Lupe Vélez. La macchina era in moto e da allora non si sarebbe più fermata, con minimi cambiamenti, quasi impercettibili. Tre soli direttori in tutta la sua storia (l’ultimo è Francesco Baggi Sisini, nipote del fondatore), La Settimana Enigmistica dovette subire due sole interruzioni, per cause di forza maggiore: nel 1943 e nel 1945. E quando con qualche giorno di ritardo si ripresentò in edicola, porse le scuse ai lettori per l’inconveniente. Mai schierato politicamente, si racconta che lo stesso Mussolini, nel ‘43, si adoperò perché all’allora storica redazione di via Noè (oggi la sede è sempre a Milano, ma a Palazzo Vittoria, in piazza Cinque Giornate) arrivasse la carta necessaria per stampare: le truppe all’estero esigevano quel passatempo economico e inoffensivo, non si poteva deluderle. Cruciverba - o meglio parole crociate -, rebus, giochi di parole, vignette.
La sequenza si ripete immutabile o quasi sin dalla prima uscitra. Alcune rubriche sono diventate pezzi di storia: “ La pagina della Sfinge ”, “l’antologia di Edipo ”, “ Il quesito della Susy ”. Una rubrica, “Forse non tutti sanno che ”, è entrata nel lessico comune, così come molte delle definizioni dei cruciverba. Piero Bartezzaghi, per una vita autore del cruciverba conclusivo della rivista, il più difficile per antonomasia, è stato sostituito dal figlio Alessandro. Nulla deve cambiare. Minime le concessioni al tempo che passa, come l’ingresso del sudoku in pianta stabile fra i giochi proposti ai lettori o i giochi a tema alimentare eccezionalmente pubblicati durante il periodo dell’Expo 2015.
Anche la veste tipografica ha conservato l’impostazione iniziale: l’ultimo restyling è del 1995, il colore nelle pagine interne è stato introdotto nel 1995 in maniera saltuaria e in modo più regolare dal 2010. Oggi ce n’è anche una versione digitale e un sito per fare giochi on line. Basta cercare su Internet. Per il resto, si potrà esempre contare sul fatto che – ad esempio – Roger Federer continuerà a essere “il nome di un famoso tennista”, il famoso Delon sarà ancora Alain e “ara” è il pappagallo.
 

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