La vetrina di Monza con i sigilli
La vetrina di Monza con i sigilli

Monza, 19 agosto 2019 - Quando è arrivata la polizia, ha provato a fingere che dentro non ci fosse nessuno. Ha spento tutte le luci, ha chiuso le porte a chiave e disattivato i computer. Non ha risposto neppure alle chiamate del suo avvocato, interpellato dagli agenti. Tutto inutile, però. Gli uomini della Divisione polizia amministrativa e sociale della Questura di Monza hanno voluto andare fino in fondo. Sapevano che lì dentro c’era qualcuno e quando hanno sfondato la porta, ne hanno avuto la prova. Rocambolesca ma efficace l’operazione con cui alcuni giorni fa è stata chiusa “AleaBet-Scommesse Sportive”, la sola e al momento unica sala Ctd della città. Ctd è una sigla che sta per Centro trasmissione dati e nel mondo del gioco on-line ha un significato ben preciso: si tratta di centri scommesse nei quali è possibile puntare denaro via web su determinati eventi sportivi. Una partita del campionato francese? Oppure della Bundesliga o o della Premier ligue? I Ctd, conosciuti anche col termine “.Com”, ti consentono di farlo.

Non è nemmeno necessario entrare fisicamente nel locale: basta collegarsi dal proprio personal computer, dalla propria abitazione. Spesso, a qualsiasi ora del giorno e della notte. Il problema, però, è che questi centri scommesse sono del tutto illegali. Connessi a server stranieri, non sono registrati e non hanno regolari licenze in Italia: vale a dire, non sono collegati, come dovrebbero essere tutti i dispositivi di gioco d’azzardo, al Monopolio. Risultato? Non pagano nessuna tassa, nessuna percentuale di quanto giocato e incassato viene registrata ufficialmente.

Di luoghi simili in Italia ne sono stati aperti (e chiusi) a decine negli ultimi anni. Alcuni dei loro gestori hanno ingaggiato vere e proprie battaglie legali con lo Stato, sostenendo fra le altre cose che non era colpa loro se non riuscivano a ottenere una regolare licenza dai Monopoli. L’altra faccia della medaglia dice però anche un’altra cosa: questi locali – spiegano gli investigatori – si prestano molto bene al riciclaggio di denaro sporco. Non caso nel 2018 un’operazione della Guardia di finanza denominata “Galassia” aveva scoperchiato, sotto il coordinamento della Procura distrettuale antimafia di Reggio Calabria, un’evasione fiscale di circa 723 milioni di euro. Dietro, l’ombra della ‘ndrangheta. E qualche giorno fa, partendo proprio da quell’inchiesta, è stata scoperta un’altra maxi evasione fiscale legata a queste sale da almeno 4 miliardi di euro. Questa volta la criminalità organizzata sembra che non ci avesse messo lo zampino, ma ancora una volta i server esteri con sui queste sale erano collegate avevano sede extraterritoriale a Malta. E a Malta aveva sede il Cds di Monza. Un caso? Intanto la polizia lo ha posto sotto sequestro, con tanto di sigilli e cartelli sulla vetrina di quello strano locale, seminascosto in una viuzza senza nome, non troppo lontana dal centro storico.

Da quanto ricostruito dagli investigatori, chi l’aveva aperta inizialmente si era visto rigettare la richiesta in quanto gravato da precedenti per spaccio. Era l’agosto di un anno fa. Poi era subentrato un nuovo soggetto, un seregnese residente a Lissone, di 33 anni, con la fedina penale pulita. Anche a lui, lo scorso febbraio era stata però negata l’autorizzazione e il suo locale era rimasto chiuso per un po’. Poi aveva presentato una nuova domanda e in attesa di una risposta ne aveva approfittato per riaprire di nuovo i battenti come se nulla fosse. Un escamotage che non è servito e si è infranto contro il sequestro preventivo operato dalla polizia. Che è costato una denuncia penale al gestore del locale. Al momento dell’ingresso, in sua compagnia i poliziotti hanno trovato anche un’altra persona, con precedenti per droga.