Avvocati in sciopero
Avvocati in sciopero

Monza, 6 maggio 2019 - Tre giorni di sciopero degli avvocati penalisti e torna la paralisi al Tribunale di Monza. Anche i legali della Camera penale monzese aderiscono all’astensione dalle udienze penali dall’8 al 10 maggio per manifestare contro le “riforme giustizialiste e populiste” recentemente annunciate, dalla disciplina della legittima difesa «connotata – si legge nella nota che annuncia la protesta – da finalità esclusivamente propagandistiche», «fino alla idea barbarica della castrazione chimica» e alla ‘spazzacorrotti’.

Nei giorni in cui gli avvocati del Foro di Monza incroceranno le braccia, però, sono fissate diverse udienze destinate ad essere rinviate. Prima tra tutte, il 10 maggio, l’udienza preliminare per 14 richieste di rinvio a giudizio per presunte tangenti sulle protesi ortopediche presentate dalla Procura di Monza al termine delle indagini della Guardia di Finanza che avevano portato agli arresti dei chirurghi ortopedici Claudio Manzini, il luminare in servizio agli Istituti clinici Zucchi e di Fabio Bestetti e Marco Valadè, in servizio al Policlinico di Monza, nonchè a quello del responsabile commerciale in Italia dell’azienda francese delle protesi ‘Ceraver’, Denis Panico e del venditore per la Lombardia Marco Camnasio. AI loro nomi si sono poi aggiunti quelli dei francesi titolari della Ceraver e di 6 medici di base. Le accuse sono a vario titolo quelle di associazione per delinquere e corruzione.

Il giorno precedente era fissata un’altra udienza del dibattimento sul presunto sistema orchestrato da Giuseppe Malaspina per evadere il Fisco e salvare il suo impero da 100 milioni di euro dai pignoramenti dei fallimenti. Il costruttore calabrese di 64 anni attivo nel Vimercatese è ora al centro del processo al Tribunale di Monza che lo vede imputato a vario titolo con altre 13 persone di associazione a delinquere finalizzata a reati tributari e fallimentari, trasferimento fraudolento di valori e riciclaggio. Nella stessa data era fissata la decisione del giudice per le udienze preliminari per i due carabinieri accusati di avere picchiato durante l’arresto un tunisino e di aver “truccato” le carte per coprire il proprio comportamento violento. Le accuse contestate vanno dalle lesioni al falso alla calunnia, con l’aggravante di appartenere alle forze dell’ordine. Secondo i militari, il 33enne aveva reagito all’arresto con catena e coltello. La pubblica accusa ha chiesto la condanna a 4 anni e 4 mesi per uno dei carabinieri che ha scelto il rito abbreviato, mentre la presunta vittima si è costituito parte civile e vuole un risarcimento dei danni di 50 mila euro, chiamando in causa anche il Ministero della Difesa.