Il vicepremier e ministro dell’Interno, Matteo Salvini
Il vicepremier e ministro dell’Interno, Matteo Salvini

Varedo (Monza Brianza), 7 giugno 2019 - Doveva essere un’esemplare operazione per sradicare la piaga dello spaccio nella fertile piazza di Varedo. Si è trasformata invece in una baraonda politica.

A scatenarla il ministro dell’Interno Matteo Salvini che di prima mattina, ieri, ha deciso di urlare al mondo, attraverso una nota stampa, la sua gioia per l’operazione messa in atto dai carabinieri con la regia della Procura di Monza: «Beccati undici pregiudicati stranieri, quasi tutti irregolari, per tentato omicidio, spaccio, detenzione e porto abusivo di armi. Scatenavano la guerra per il controllo della droga a Varedo, nel Milanese: nessuna pietà per i venditori di morte. Grazie ai Carabinieri! Pene esemplari ed espulsioni!». Un’ottima notizia, sicuramente, per i cittadini di Varedo, esausti del viavai di pusher all’area ex Snia, peccato che l’operazione non fosse ancora conclusa. E sbandierarla ai quattro venti avrebbe potuto rovinarla.

Per questo nel primo pomeriggio la Procura di Monza, attraverso il procuratore della Repubblica Luisa Zanetti ha a sua volta inviato una nota stampa: «In ordine ad una operazione di polizia nella zona di Varedo a seguito della commissione dei reati di tentato omicidio, spaccio di sostanze stupefacenti, porto e detenzione di armi, preciso che l’operazione, coordinata dalla Procura di Monza, è ancora in corso. L’anticipata pubblicazione delle notizie espone a rischio il buon esisto dell’operazione stessa». Una stoccata dritta al vicepremier. E il caso non ha mancato di suscitare reazioni politiche, come quella di Emanuele Fiano, della presidenza del gruppo Pd alla Camera: «Con l’esultanza per gli arresti a operazione ancora in corso Salvini dimostra in modo plastico come per lui la propaganda sulla sicurezza conti più della sicurezza stessa dei cittadini». «In Salvini - spiega - la tentazione di speculare su arresti che ribadiscano le sue tesi sull’immigrazione è così irrefrenabile che non riesce nemmeno ad aspettare il tempo necessario a portare a termine un’operazione di polizia. Il Ministro sembra essere preso dalla sindrome di Peter Pan, per cui non è capace di frenare la voglia di essere sempre lui al centro dell’attenzione, anche se questo può causare un danno alle istituzioni stesse che lui rappresenta».