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7 mag 2022

Quei sette tentativi falliti di salire e la cavalcata di Silvio e Adriano

Dagli anni targati Simmenthal al Borussia della Brianza fino ai due fallimenti. Ora "il nostro ultimo valzer"

La cavalcata del Calcio Monza verso la serie A parte da lontano. Fondato nel 1912, il club conta alcuni primati: la prima gara trasmessa in Tv, i primi pali ovoidali, due fallimenti e almeno sette tentativi di salire nella massima serie andati a vuoto. Il primo negli anni Cinquanta, la proprietà del Monza è in mano a Gino Alfonso Sada, capitano di industria e creatore della Simmenthal, colosso della carne in scatola. Col “Simmonza”, come era affettuosamente chiamata la squadra, si comincia ad accarezzare il sogno ma ci si deve arrendere. Nel 1969 lcon in panchina il giovanissimo Gigi Radice, che da allenatore avrebbe conquistato l’ultimo scudetto nella storia del Torino, il Monza fa un campionato di vertice, ma in A ci va il Varese di Roberto Bettega. Ma è sul finire degli anni Settanta che il Monza, allenato da Alfredo Magni e presieduto da Giovanni Cappelletti, si ritrova a sfiorare la A per quattro anni consecutivi. In campo ci sono giocatori come Buriani, Tosetto, Braida e i giovanissimi Massaro e Monelli. La delusione più grande nel 1979. Il Borussia della Brianza, come è soprannominato il Monza, sembra proiettato verso la promozione, ma alla fine si ritrova a disputare uno spareggio in campo neutro a Bologna. Gli avversari, il Pescara, mobilitano 30mila tifosi. Monza appena un migliaio. Le gambe tremano, i biancorossi sono condannati a una cocente sconfitta per 2-0. Giovane dirigente di quella squadra era un Adriano Galliani ancora capelluto, pronto a spiccare il volo anni dopo con il Milan di Berlusconi.

Tifosissimo del Monza sin da bambino, 4 anni fa a sorpresa Galliani convince Berlusconi ad acquistare la sua squadra del cuore. E con ingenti investimenti (9 milioni solo nello stadio, oltre 70 giocatori i primi due anni) inizia la caccia alla A. Partiti dalla C, scalano tutto quello che c’è da scalare. Ma il sogno lo scorso anno sfuma ai playoff. Quest’anno però le cose si mettono decisamente meglio. Cambiata guida tecnica (Giovanni Stroppa il nuovo allenatore, un altro ex Milan), e messi da parte gli acquisti roboanti (Boateng e Balotelli), con più raziocinio viene costruita una squadra forte. Tenace, ricca di qualità tecniche. Il Covid e qualche inciampo contro le dirette avversarie rallentano più volte la marcia. Ma il Monza non molla. Stroppa forgia un gruppo (quasi) granitico. E, perso malamente a Frosinone, nelle ultime due giornate costruisce il suo match point. Due vittorie di fila, unite a qualche passo falso delle dirette concorrenti (la Cremonese dell’ex dirigente milanista e centravanti del Monza Ariedo Braida) spalancanole porte al sogno. In fondo Berlusconi, spesso allo stadio, e Galliani lo avevano detto quando erano arrivati: "Sarà il nostro ultimo valzer".

Dario Crippa

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