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7 apr 2022

Protesi al ginocchio sospette 22 pazienti su 91 chiedono i danni

I due chirurghi Valadè e Bestetti all’udienza preliminare per presunte lesioni personali gravi. Il Policlinico chiamato a presentarsi come responsabile civile nei confronti degli ex pazienti

stefania totaro
Cronaca

di Stefania Totaro

Su 91 interventi chirurgici per la protesi al ginocchio ritenuti sospetti, soltanto 22 pazienti si costituiscono parte civile per le presunte lesioni personali gravi nei confronti dei due chirurghi ortopedici che erano in servizio al Policlinico, chiamato a presentarsi come responsabile civile. Per questo motivo è stata aggiornata a giugno l’udienza preliminare che si è aperta oggi davanti al giudice del Tribunale di Monza Gianluca Tenchio che vede imputati Marco Valadè e Fabio Bestetti.

I due hanno patteggiato per corruzione pene tra i 3 anni e 4 mesi e i 2 anni e 8 mesi, concordate con la pm della Procura di Monza Manuela Massenz, insieme al responsabile commerciale in Italia dell’azienda francese delle protesi Ceraver, Denis Panico e alla stessa società per il primo filone dell’inchiesta, per cui resta alla sbarra (ma per corruzione per atti non contrari ai doveri di ufficio) il chirurgo ortopedico Claudio Manzini, luminare nei traumi al ginocchio, in servizio agli Istituti clinici Zucchi, tre dirigenti francesi della Ceraver e il responsabile commerciale per la Lombardia Marco Camnasio.

Secondo le indagini della Guardia di Finanza di Milano Panico e Camnasio, con il placet dei tre dirigenti francesi, sarebbero stati i promotori e organizzatori dell’associazione per reclutare medici disposti a scegliere le loro protesi, offrendo come corrispettivo denaro e altre utilità. Valadè e Bestetti si sarebbero attivati per utilizzare le protesi e per contribuire alla ricerca di medici di base disponibili a reclutare pazienti.

Ora al primo vengono contestati ben 76 interventi chirurgici sospetti, risalenti ad un periodo tra il 2014 e il 2017, al secondo 15 casi tra il 2014 e il 2015, anno in cui Bestetti ha lasciato il Policlinico di Monza per un’altra struttura sanitaria. A coordinare anche questo filone dell’inchiesta sempre la procuratrice aggiunta monzese Manuela Massenz che, per muovere le accuse, oltre alle intercettazioni, ha fatto visionare ad un consulente tecnico una ad una le cartelle cliniche dei pazienti a cui è stata impiantata una protesi Ceraver per identificare quelli a cui, secondo il capo di imputazione, "rappresentando la necessità di un intervento chirurgico di artroplastica di ginocchio pur consapevole dell’insussistenza dei presupposti per tale indicazione, in assenza di valido consenso espresso dal paziente in quanto carpito dallo specialista mediante informazioni scorrette" sono state provocate lesioni "consistite nella incisione chirurgica in anestesia totale e nell’asportazione di parte dell’articolazione, da cui derivava un’inabilità di oltre 40 giorni e l’indebolimento permanente dell’organo della deambulazione conseguente all’impianto di una protesi".

Un’accusa aggravata dall’avere commesso il fatto "per conseguire il prezzo della corruzione". Ieri l’udienza preliminare si è tenuta nell’auditorium della sede della Provincia di Monza e Brianza perchè era previsto l’arrivo di tanti ex pazienti interessati a costituirsi parti civili nel procedimento per ottenere un risarcimento dei danni. Come hanno fatto 3 persone nei confronti di Bestetti e 19 nei confronti di Valadè. Dal canto loro i medici sostengono di avere agito solo per il bene dei pazienti, sostenendo che alcuni di loro sono rimasti a farsi curare anche dopo lo scoppio dello scandalo delle protesi. Intanto per alcuni fatti più datati in contestazione incombe il rischio della prescrizione.

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