Ornago, 4 marzo 2018 - Paolino Villa, rimasto solo dopo la misteriosa morte della sorella e della nipote con cui viveva, vorrebbe tornare nel suo paese. Solo che nella residenza sanitaria assistita di Ornago, che ha contribuito a costruire quando negli anni '90 era assessore ai Servizi sociali, per lui per ora non c’è posto. Uno di quei paradossi della vita che non è sfuggito all’avvocata Cristina Biella che per conto dei cugini di Paolino sta cercando di sbrogliare la matassa: «Ci aspettiamo che il Comune ci aiuti a trovargli un posto nella rsa. Sarebbe la soluzione migliore. Il signor Paolino ha bisogno di assistenza medica e infermieristica per curare il diabete e i continui sbalzi di pressione».

La casa di riposo è in via Banfi, a due passi dall’appartamento di via Santuario, dove il 10 febbraio furono trovati i corpi senza vita, ormai in decomposizione, della sorella del pensionato, Amalia, e della nipote Marinella Ronco. La prima ipotesi fu quella di un duplice omicidio, del quale Paolino fu sospettato fino a quando l’autopsia sui cadaveri ha accertato non c’era nessun assassino da cercare, perché le donne erano morte per cause naturali, comunque non per mano di terze persone. Paolino è dunque un uomo libero ma rimane ricoverato nel reparto di psichiatria del San Gerardo di Monza. Per l’avvocato Biella però «non ci sono patologie che giustifichino la permanenza in questo reparto. Ha bisogno di cure fisiche e anche di molto conforto ma non di trattamenti psichiatrici». Avrebbe bisogno di una sistemazione differente: «Non ha neppure gli occhiali che gli sono necessari per leggere i giornali e guardare la televisione perché gli sono stati sequestrati. Chiede in continuazione di riaverli».

La cosa migliore è trovargli un posto dove provare a riprendere una vita normale: «La pensa come me anche il suo avvocato difensore, la collega Maura Traversa», racconta Biella. La rsa Scaccabarozzi, costruita dai Comuni di questa fetta di Brianza verso la metà degli anni '90, sarebbe il posto giusto. Fu proprio Paolino, che allora era assessore ai servizi sociali, a seguire il progetto. Ora, almeno come segno di riconoscenza, dovrebbe aprire le sue porte e accoglierlo. Entrarci permetterebbe a quest’uomo che ha speso la sua vita per gli altri (è stato sindacalista della Cgil e volontario Auser per il trasporto di anziani e malati) di stare vicino ai suoi parenti e ai suoi amici, dunque ai suoi affetti, e di ritornare nei luoghi dove ha sempre vissuto.
«Sarebbe davvero importante ci dessero la disponibilità di un posto – aggiunge Biella -  Abbiamo presentato domanda di accoglienza e ora è in lista di attesa. La cosa però va risolta in fretta. Per questo è importante che il Comune, e dunque la sindaca Giovanna Ronco, faccia la sua parte. Credo che Paolino Villa se lo meriti dopo il bene che ha fatto. Si è speso tanto per la comunità ornaghese, la burocrazia mostri un volto umano».