Paolo Villa è un uomo libero
Paolo Villa è un uomo libero

Ornago, 25 febbraio 2018 - Un lungo abbraccio fra le lacrime. «Non abbiamo mai dubitato della tua innocenza. Eravamo sicuri che ci fosse un’altra spiegazione. E avevamo ragione». I cugini di Paolino si stringono al cuore il volontario ancora frastornato. L’incontro a Villa Serena, nel reparto di psichiatria dell’ospedale di Monza, dove il 75enne di Ornago resta ricoverato in attesa che Comune e assistente sociali trovino una struttura dove possa ristabilirsi dopo il lutto, le accuse, il carcere. L’incubo è cominciato due settimane fa, con la scoperta per caso dei cadaveri di Amalia e Marinella nell’appartamento che i tre condividevano da anni. Paolino ha ripetuto ai parenti di non sapere cosa sia successo fra quelle mura. «L’ultima volta che le ho viste, dormivano»>. Loro l’hanno rassicurato: «Ti crediamo». Ma lui è in difficoltà.

Il gigante buono, sempre pronto ad aiutare il prossimo, aspetta che «una burocrazia che chiude gli occhi davanti ai bisogni più veri, si rimbocchi le maniche, offrendo, una volta tanto, una prova di umanità ed efficienza», dice Cristina Biella, avvocato della famiglia Ronco. Venerdì, il primo appuntamento fra le parti in Municipio si è chiuso con una fumata nera. Posti in strutture protette per l’ex indiziato del duplice omicidio, che omicidio non è, non ce ne sarebbero. I parenti, sotto choc per la vicenda, chiusi nel dolore, sperano che dopo questo avvio accidentato, le istituzioni si facciano carico sul serio del pensionato. «Serve un luogo protetto per raffreddare la situazione - sottolinea il difensore - Paolino non può andare a vivere nella casa di via Santuario, ancora sotto sequestro, né rimanere solo. Lo capirebbe chiunque».

Dalla sua parte c’è l’intero paesino brianzolo dove lo conoscevano tutti. Gli ornaghesi in massa hanno preso subito le distanze dalla prima ricostruzione dei fatti, che si è delineata con il ritrovamento dei corpi, il 10 febbraio. L’autopsia, una settimana dopo il fermo del fratello-zio, accusato in prima battuta di essere il carnefice delle due, ha però tratteggiato uno scenario molto diverso. Sulle donne, infatti, non ci sono ferite, esclusi dei segni ai polsi di Marinella, né fratture. Che significa che nella loro camera da letto non è entrato nessuno. I patologi parlano di morte naturale, per questo solo l’esito degli esami tossicologici e istologici su madre e figlia chiariranno nel dettaglio i loro ultimi istanti di vita.

Paolino è estraneo ai fatti per questo è stato scarcerato. Prima che la Procura disponesse il provvedimento, l’aveva già fatto trasferire al San Gerardo per via dell’aggravarsi delle sue condizioni psicologiche. Ma dal punto di vista mentale l’ex assessore sta bene e «non è giusto che resti in quel reparto». In Rete i suoi concittadini hanno fatto a gara a difenderlo, convinti, che non potesse essersi trasformato in un mostro. Adesso, però, serve che non si volti la faccia davanti ai suoi problemi.