Ornago (Monza e Brianza), 6 marzo 2018 - Paolino Villa torna a Ornago. Ieri, l’ultimo tassello burocratico è andato a posto e l’ex assessore indiziato del duplice delitto della sorella e della nipote scagionato dall’autopsia, ha potuto abbandonarsi all’emozione: "Finalmente". Lascerà Villa Serena per entrare nella casa di riposo del piccolo centro brianzolo, a pochi metri dall’appartamento ancora sotto sequestro, che condivideva con Amalia e Marinella. Quello dove si è consumato il dramma della famiglia, lutti e accuse che «hanno lasciato il segno», sottolinea Cristina Biella, avvocato dei soli parenti che gli sono rimasti, i cugini. Dopo un avvio un po’ freddo nei contatti con il Comune, è arrivata la quadratura del cerchio. "Hanno trovato un posto adeguato a lui, che certo non può rimanere solo", ancora il difensore. La conferma in tarda mattinata si è concretizzata con la comunicazione del numerino da cucire sulla biancheria del volontario. «A questo punto non si torna indietro», si augura Biella, che, per cantare vittoria, però, preferisce aspettare il trasferimento vero e proprio. "Dovrebbe lasciare il San Gerardo entro un paio di giorni". Il "molok" burocratico ha ceduto davanti allo sguardo smarrito del 75enne, catapultato in un dramma più grande di lui.

E’ passato quasi un mese dal pomeriggio del 10 febbraio, quando, per caso, dei conoscenti hanno scoperto i cadaveri delle donne nella loro camera da letto, accanto alla sua. Per giorni, Paolino se le era tenute chiuse lì dentro, forse sotto choc, dopo avere capito di averle perse per sempre. "Quando sono uscito, dormivano", ha detto e ripetuto agli inquirenti, al momento dell'arrestato. I patologi hanno confermato che lui con quel che è successo fra quelle mura non c’entra niente. Anche se il mistero non è ancora del tutto chiarito. I referti parlano di "morte naturale" per entrambe, ma Marinella aveva dei tagli ai polsi. L’ultimo capitolo della tragedia tutta privata andata in scena nella palazzina di fronte al Municipio, arriverà solo con l’esito degli esami tossicologici e istologici sui corpi. Nel frattempo lui, il fratello-zio colpito nei soli affetti che aveva al mondo, avrà modo di riprendersi da quel lento declino nel quale era scivolato negli ultimi tempi. E con l’aiuto dei cugini che lo stanno assistendo, magari, di ritornare a vivere in via Santuario.

A sostenerlo c’è l’intera comunità. La gara di solidarietà scattata sin dal fermo è stata commovente: gli ornaghesi non hanno mai creduto che Paolino c’entrasse qualcosa. L'hanno detto, scritto, ripetuto a lui e a tutti sui social network. "Ci deve essere per forza un'altra spiegazione", preconizzavano via Facebook. E avevano ragione. Durante il ricovero a Monza sono andati a trovarlo a frotte. Un modo per fargli sentire che non è solo.