Giussano (Monza e Brianza), 17 marzo 2018 - "Quella sera è squillato il telefono del locale - racconta il gestore del pub di via IV Novembre che era un po’ una seconda casa, per Alessandro Turati -, era la sorella. Ho risposto io e voleva sapere se lui era qui. Lei lo aspettava in aereoporto, ma non si è presentato. Qui Alessandro non c’era. Anzi, qualche minuto prima aveva chiamato anche un’altra amica, per la stessa domanda".
L’uomo non crede ancora a quanto successo. A quanto quel cliente affezionato di 28 anni possa aver fatto, uccidendo la madre e la nonna, prima di farla finita. E non riesce a trovare una spiegazione. Forse racchiusa nella lettera lasciata e in mano agli inquirenti. Tenuta riservata, se non per quel "I soldi sono finiti", che sembra non convincere come movente. "Lui non lavorava, magari non gli venivano più dati soldi - prosegue il gestore -. Se ha scritto una lettera avrà indicato i motivi in maniera molto mirata, secondo me, perché era un ragazzo intelligente, colto".  Ultimamente si vedeva un po’ meno, "l’ultima volta domenica sera – ricorda – per un caffè. Veniva da solo, ma perchè qui conosceva tante persone. Dei suoi fatti personali, della sua famiglia, non parlava mai e a me non è mai parso dare segni di squilibrio".

Cosa lo ha portato a compiere la strage, dunque? "È inspiegabile perché al di là dell’aspetto particolare era davvero un ragazzo pacifico, tranquillo, con cui era piacevole parlare. Siamo rimasti di stucco, ricevuta la notizia". "Chissà cosa gli è passato per la testa", dice un cliente, aprendo le braccia. Non andava lontano, quando usciva la sera. I suoi ritrovi preferiti erano nella zona. "Qui è venuto un paio di volte e basta - racconta la donna che lavora in un bar a pochi metri dall’abitazione di via Ada Negri 14 -. Noi abbiamo anche le scommesse, ma non giocava. So che gli piaceva bere, ma come tanti giovani. Lo si vedeva andare in giro da solo, vestito in maniera strana, ma pensare a un epilogo di questo genere era davvero impossibile". Al terzo piano dell’elegante palazzina le tapparelle sono tutte abbassate. Regna un’atmosfera cupa. Il vicinato è ancora attonito, incredulo.

Per gli inquirenti il caso della morte di Marina Cesana, 58 anni, e Paola Parravicini, 88, è chiuso. Non sono chiusi invece i tanti interrogativi che si affollano, su quale molla possa essere scattata nella testa di questo giovane che dopo la morte del padre, stava fallendo gli obiettivi di laurearsi e di trovare un lavoro. Confuso e smarrito, ma lucido nel mettere in atto il suo terribile piano di sangue. L’ennesima strage che ha scosso e sconvolto la Brianza in questi ultimi mesi.