Giulia Bongiorno (Ansa)

Solaro (Monza e Brianza), 16 maggio 2018 - La procura lo convoca per un interrogatorio, ma il presunto killer del vicino di casa cambia avvocato, puntando in alto a Giulia Bongiorno e non risponde al pm. Ha rifiutato il faccia a faccia con la pubblica accusa Mario Zaffarana, il muratore 59enne accusato di omicidio volontario premeditato per la morte di Michelangelo Redaelli, il disoccupato 54enne di Solaro trovato senza vita nel garage della sua abitazione pochi giorni prima di Natale. Finora il muratore non si era mai avvalso della facoltà di non rispondere. Già all’interrogatorio di garanzia nel carcere di Monza da parte del gip del Tribunale monzese Emanuela Corbetta, che ha firmato l’ordinanza di custodia cautelare nei suoi confronti chiesta dal pm della Procura di Monza Carlo Cinque, il muratore aveva negato la pesante accusa, contestando la ricostruzione di luoghi e orari fatta dai carabinieri della Compagnia di Desio che lo hanno identificato come l’assassino di Redaelli.

Poi, per ribadire la sua innocenza, ha presentato ricorso al Tribunale del Riesame di Milano, ma i giudici della libertà hanno respinto le sue tesi difensive, confermando l’ordinanza del gip e la custodia cautelare in carcere. Alla richiesta di interrogatorio del pm, invece, Zaffarana ha fatto scena muta, probabilmente seguendo la strategia difensiva del suo nuovo legale di calibro nazionale. Ora la Procura si avvia a chiudere le indagini, ritenendo fondati gli indizi raccolti dai carabinieri. Movente dell’omicidio sarebbero le “molestie condominiali” del 54enne, che viveva da solo con dei comportamenti come inquilino ritenuti maniacali. Quindi il 59enne avrebbe deciso di farla pagare definitivamente a quel vicino di casa che ormai odiava, sferrandogli a sorpresa due fendenti alla gola mentre era nel box. Dopo l’omicidio - come certificato dal segnale Gps della sua macchina - il killer avrebbe lasciato Solaro, sarebbe passato da un campo incolto a Cesate e sarebbe andato al lavoro.

Quello stesso pomeriggio poi, sarebbe andato da un notaio per firmare il rogito per l’acquisto della sua nuova casa - un appartamento a Limbiate - e in serata si sarebbe incontrato con due amici. Proprio a loro - e questo è stato il primo errore dell’assassino - avrebbe raccontato di aver fatto tardi perché nel suo condominio era stato trovato il cadavere di un uomo, che in realtà verrà scoperto dai carabinieri soltanto il giorno successivo dopo l’allarme lanciato da un conoscente della vittima, preoccupato perché non gli rispondeva al telefono. Contro Zaffarana anche una traccia di Dna trovata dai carabinieri del Ris sulla giacca della vittima che apparterrebbe al muratore.