Monza, 7 marzo 2018 - Omicidio colposo per il papà (con lieve concorso di colpa per la mamma) per il tragico incidente stradale in viale Fermi dove ha perso la vita il figlio neonato Liam. Lo ha deciso il sostituto procuratore monzese Alessandro Pepè, che ha chiuso le indagini sulla morte del bimbo di neanche due settimane di vita avvenuta lo scorso novembre in una carambola in cui erano rimasti feriti gravemente anche i suoi genitori.

Secondo la pubblica accusa, contestata sulla base del racconto dei testimoni del tragico incidente stradale e dalla ricostruzione della polizia locale monzese, la coppia di origine ecuadoriana residente a Baranzate di Bollate, insieme al figlioletto, viaggiava intorno alle 10 di domenica in viale Fermi in direzione Milano sulla Fiat Punto guidata dal capofamiglia ventenne quando improvvisamente la vettura, all’altezza della cuspide che divide le due diramazioni della strada, ha carambolato contro il guard rail. Il filmato di una videocamera presente nella zona dell’incidente mostra l’utilitaria che inizia a cambiare direzione, fino ad andare a schiantarsi. È stato accertato che il conducente della Fiat Punto ha fatto tutto da solo e che l’incidente stradale non è stato provocato dalla presenza di altri mezzi che potrebbero avere indotto il ventenne a sterzare improvvisamente. Dalle indagini è risultato che il neonato non era legato nell’apposito seggiolino, seppur presente nell’auto, bensì si trovava in braccio alla mamma sul sedile posteriore ed è rimasto sepolto dalle coperte dopo il tremendo schianto dell’utilitaria. Non è escluso che la mamma diciannovenne stesse allattando Liam o avesse appena finito di allattarlo, perché il neonato vomitava copiosamente quando il primo soccorritore, un uomo alla guida di un furgone bianco, lo ha trovato sotto il cumulo di coperte e l’ha sollevato togliendolo dalle lamiere contorte della vettura.

L’autopsia eseguita sul corpicino del piccolo Liam ha confermato che il neonato è morto per diversi traumi dovuti al violento impatto. Gli inquirenti non sono riusciti a capire dove avevano trascorso la notte il papà e la mamma, che spesso veniva accudito dalla nonna materna che abita in zona, perché i due imputati si sono avvalsi della facoltà di non rispondere all’interrogatorio davanti al magistrato. Ma resta il fatto che il capofamiglia (imputato, oltre che di omicidio colposo per la morte del figlioletto, anche di lesioni colpose per le ferite riportate dalla compagna e mamma del piccolo) aveva nel sangue la quantità limite di 50 grammi per litro di alcol ancora l’indomani mattina dello schianto. Un livello di alcol al limite della norma (il prelievo del sangue è stato eseguito dopo alcune ore dall’incidente) ma comunque eccessivo per un neopatentato sotto i 21 anni per cui la legge vieta assolutamente l’assunzione di sostanze alcoliche. Anche la mamma è imputata di concorso di colpa lieve nell’omicidio colposo perché, se avesse regolarmente legato il piccolo nell’apposito seggiolino probabilmente le conseguenze dello schianto non sarebbero state mortali. Ora, dopo i termini per la difesa, si attende la richiesta di rinvio a giudizio.