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22 mag 2022
sonia ronconi
Cronaca
22 mag 2022

Italiani rapiti in Mali, i parenti: siamo molto preoccupati, sono zone pericolose

A Carate Brianza la famiglia del fratello di Rocco Langone gestisce un panificio. L’angoscia per il sequestro dei congiunti in Africa si è diffusa anche qui

22 mag 2022
sonia ronconi
Cronaca
Un’immagine di repertorio della polizia sulle strade di Bamako, capitale del Mali
Un’immagine di repertorio della polizia sulle strade di Bamako
Un’immagine di repertorio della polizia sulle strade di Bamako, capitale del Mali
Un’immagine di repertorio della polizia sulle strade di Bamako

Carate Brianza (Monza e Brianza) - La tremenda notizia del rapimento in Mali della famigia Langone ha diffuso il panico anche a Carate Brianza, nel panificio di proprietà del fratello di Rocco, Vito Langone. Tutti al lavoro anche la domenica mattina, ma con una grande angoscia. La cognata, il nipote e la nuora sono preoccupati per la sorte dei parenti: Rocco, 64 anni, con la moglie Maria Donata Caivano, di 63, residenti da anni a Triuggio, e il loro figlio, Giovanni, di 42, che fino a una decina di anni fa abitava a Lissone, prima di trasferirsi in Africa, dove è stato raggiunto più di recente dai genitori.

"Siamo molto allarmati, spiega la moglie di Vito, l’unico che domenica mattina non era nel panificio – non si sa bene cosa può accadere in quelle zone e siamo davvero in apprensione. Non possiamo dire molto, poiché da anni loro stavano diverso tempo dal figlio Giovanni in Mali. L’ultima volta che li abbiamo visti è stato due anni fa, durante il Covid. Poi non abbiamo saputo più nulla. Fino a quando siamo stati informati nella tremenda notizia. Noi non possiamo fare nulla, solamente sperare che tutto finisca per il meglio e presto". Il figlio di Vito non parla, in queste situazioni ci vuole la massima tutela anche per i parenti diretti. " Siamo sicuri che il Ministero farà il possibile per risolvere questa tremenda situazione". La famiglia è molto preoccupata e in un momento così angscioso non vuole i riflettori addosso. Chiedono il massimo riserbo, anche perché non sanno cosa e come i fatti siano accaduti, se non per informazioni dei piani alti o dai telegiornali. L’altro figlio di Rocco, Daniele, che lavora come meccanico di moto a Sovico, abita nel lecchese anche se è residente pure lui a Triuggio (nella casa di famiglia) ed è andato alla Farnesina.

«Lo hanno chiamato da Roma – dice la cognata di Rocco Langone – È andato, lui è il parente più stretto. Per il resto c’è massimo riserbo. La situazione è molto delicata". Sono visibilmente preoccupati malgrado facciano il loro lavoro, servendo il pane con gentilezza e la mascherina copre metà del viso, ma i loro occhi esprimono molta inquietudine. Anche il sindaco di Triuggio Pietro Cicardi è sulle spine: "Venerdì notte mi è arrivato il messaggio del figlio Daniele, pure lui residente a Triuggio ma domiciliato a una quindicina di chilometri da qui: mi avvertiva di quanto avvenuto. L’ho sentito al mattino quando mi sono svegliato e abbiamo parlato a lungo. Lui aveva avuto la notizia del rapimento dei suoi familiari 24 ore dopo che era accaduto. Sono molto preoccupato".

 

 

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