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23 giu 2022

L’afa taglia il latte in stalla Persi 4 quintali al giorno

Mucche sempre meno produttive per effetto delle alte temperature. L’allevamento di Triuggio lancia l’allarme: "Aiutateci o sarà il disastro"

23 giu 2022
barbara calderola
Cronaca
I costi per raffrescare i 170 capi in stalla sono altissimi
I costi per raffrescare i 170 capi in stalla sono altissimi
I costi per raffrescare i 170 capi in stalla sono altissimi
I costi per raffrescare i 170 capi in stalla sono altissimi
I costi per raffrescare i 170 capi in stalla sono altissimi
I costi per raffrescare i 170 capi in stalla sono altissimi

di Barbara Calderola

Troppo caldo, le mucche scioperano e l’allevamento di Luca Bonanomi perde 4 quintali di latte al giorno, quasi il 10 per cento delle consegne giornaliere abituali.

In stalla a Triuggio la preoccupazione è forte: "I costi per raffrescare i 170 capi sono altissimi, la bolletta è più che raddoppiata, non sappiamo per quanto potremo permetterceli".

La memoria corre indietro a un’altra estate terribile, un precedente al quale aggrapparsi per poter credere che si riuscirà a superare anche questo momento.

"L’estate 2003, una spina nel fianco. Ma allora era tutto molto circoscritto. L’azienda era più piccola. Ora invece non si salva nessuno".

"Per i bovini – sottolinea Coldiretti – il clima ideale è fra i 22 e i 24 gradi, oltre gli animali mangiano poco, bevono molto e si bloccano. Per questo motivo sono scattate le contromisure anti-afa, con gli abbeveratoi che lavorano a pieno ritmo: in questi giorni ogni esemplare è arrivato a consumare fino a 140 litri di acqua al giorno contro i 70 dei periodi meno caldi".

Anche i pasti vengono ridistribuiti per aiutare gli animali a nutrirsi senza appesantirsi.

"Al calo della produzione di latte si aggiungono maggiori consumi di energia ed acqua che in questo momento sono costosi e carenti. La situazione nelle campagne è drammatica in un 2022 segnato fino adesso da precipitazioni praticamente dimezzate. La preoccupazione è forte anche per il calo delle rese dall’orzo al frumento fino ai foraggi, con mais e riso osservati speciali".

In questo scenario di profonda crisi idrica, "è necessario definire le priorità di uso delle risorse disponibili, con precedenza per l’agricoltura e indennizzare le imprese per i danni subiti a causa delle temperature africane". Nei campi brianzoli "l’economia circolare si faceva anche quando non era di moda, chi vive di natura come noi lo sa – dice Bonanomi –. Siamo stati il modello ante litteram, ma adesso rischia di saltare tutto: coltiviamo mais per nutrire il bestiame, ma se non c’è il primo tassello crolla anche tutto il resto".

L’allarme lanciato dall’associazione trova una sponda in Regione.

Ieri il governatore Attilio Fontana ha ribadito che "stiamo vivendo una situazione eccezionale, di una gravità senza eguali. È importante operare in maniera coordinata e con una linea comune ascoltando le opinioni dei tecnici per seguire la strada migliore e risolvere l’emergenza. Poi penseremo a una richiesta dello stato di calamità per ottenere risarcimenti e ristori per i nostri agricoltori".

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