Monza, 12 maggio 2018 - Il segretario della Lega Matteo Salvini. Il leader pentastellato Luigi Di Maio. Un ergastolano. Il prete degli ultimi e degli immigrati, il missionario dell’Africa e dei vicoli malfamati di Napoli. Nulla o poco a che spartire l’uno con l’altro. Eppure, tutti e quattro in questi giorni qualcosa di comune ce l’hanno: hanno scritto, hanno telefonato, sostengono la causa di Sergio Bramini, l’imprenditore di Monza fallito per colpa dello Stato (da cui avanza il pagamento di oltre 4 milioni di euro) e a cui a giorni, il 18 maggio, dovrebbero portare via la sua sola e unica casa.
Cominciamo dai politici. Se il pranzo che avrebbe dovuto tenersi ieri fra Di Maio e Bramini è per il momento saltato (si sta lavorando alla formazione delicata di un Governo e quindi tutto è rimandato a settimana prossima), Salvini ieri ha aperto il proprio profilo Facebook con una dichiarazione inequivocabile: "Sergio Bramini, imprenditore ROVINATO dallo Stato che gli doveva 4 MILIONI di euro e non ha pagato, ora rischia anche di essere sfrattato da casa sua! VERGOGNA! Tutta la Lega è con te, Sergio, farò di tutto per esserci il 18 maggio! #SalviamoCasaBramini. Vi segnalo a questo link la raccolta fondi se volete dare una mano: https://www.gofundme.com/bramini".

Padre Alex Zanotelli è invece un religioso Comboniano, per moltissimi anni missionario in Sudan e in Kenya. Oggi Padre Alex Zanotelli vive nel rione Sanità di Napoli. E come in Africa, ha un solo obiettivo di fondo: "Aiutare la gente a rialzarsi, a riacquistare fiducia". Per questa ragione ha firmato una petizione a favore di Bramini (https://chn.ge/2JmG4SW) e ha inserito queste parole a commento: "Sono tornato in Italia per stare vicino agli ultimi, ai poveri ed agli impoveriti. Questi ultimi, in particolare, vedono la loro dignità calpestata dai creditori e non è difesa dai Tribunali anche se esistono le Leggi che permetterebbero un maggiore equilibrio".
E l'ergastolano? Si tratta di Francesco Furchì, recentemente condannato in via definitiva per l’omicidio dell’avvocato e consigliere comunale torinese dell’Udc Alberto Musy, colpito da quattro proiettili uscendo di casa la mattina del 21 marzo 2012 e morto dopo 19 mesi di agonia. Furchì, che si è sempre professato innocente, ha scritto una lunga e accorata lettera dal carcere di Alessandria proprio a Sergio Bramini, per esprimergli tutta la propria vicinanza e solidarietà. E incoraggiarlo: "Non si fermi!".