Gp di Monza
Gp di Monza

Monza, 14 luglio 2018 - "Monza merita  il nostro rispetto e impegno. In previsione di un allungamento del contratto per il Gran premio dobbiamo avere la certezza che non siamo soli: abbiamo bisogno dell’appoggio del Governo, della Lombardia e del parco di Monza che per ora c’è stato". È stato presentato a Roma il poster ufficiale del GP in programma dal 31 agosto al 2 settembre ma, assieme al prossimo appuntamento con la Formula 1, le parole del presidente dell’Automobile club d’Italia Angelo Sticchi Damiani hanno riaperto il fronte di quelli futuri per Monza.

Perché se fino  al 2019 il Gp è sotto contratto, e anche la questione di riuscire a pagare il conto (22 milioni di dollari per l’edizione 2018 e 24 milioni per il 2019) ai proprietari americani della F1 di Liberty Media sembra risolta, è già tornato il momento di pensare al rinnovo del contratto per le edizioni future. Sono passati solo un paio d’anni dalle fatiche di raggiungere con l’allora boss del circus, Bernie Ecclestone, la firma del triennale fino al 2019 con il prezzo quasi raddoppiato rispetto a quanto pagato da Monza, una sofferta trattativa risolta con anche gli interventi pubblici, sia economici della Regione che ha stanziato 15 milioni di euro per i tre anni del Gp sia normativi tra Governo e Aci titolare della gara italiana, sia di collaborazione delle istituzioni locali proprietarie di Parco e Autodromo. Le parole di Sticchi Damiani richiamano a riproporre lo schema usato nel 2017, e in occasione della presentazione del Gp o ha aggiunto che "le condizioni che ci sono oggi a Monza non esistono in nessun Gran premio al mondo: non ci accontenteremo di organizzare solamente la gara, vogliamo che questo autodromo possa festeggiare il centenario nelle migliori condizioni possibili".

Il riferimento è all’edizione del 2022, anno del 100esimo compleanno dell’Autodromo, e segue quanto già espresso a maggio nell’assemblea generale di Aci in cui è stata annunciata l’intenzione di proporre a Liberty Media un rinnovo di 4 anni, fino al 2023, e non solo triennale. Un obiettivo che richiama la politica a tornare in pista perché almeno un paio di questioni, economiche e normative, andranno sistemate. Una è quella del futuro del Pra, il Pubblico registro automobilistico che Aci gestisce per conto dello Stato e che nel 2016 ha fruttato al club 70 milioni: in pratica è la cassaforte dell’Aci senza la quale non si pagano i conti ma il futuro del Pra è messo in discussione dal certificato unico che chiede un ribasso delle tariffe finora applicate. Per ora l’entrata in vigore è rimandata a gennaio 2019. E poi c’è la questione della riorganizzazione della legge Madia che riguarda le società a partecipazione pubblica, come Aci, i suoi club provinciali e le società collegate, come Sias che gestisce l’Autodromo. Realtà della galassia Aci che in buona parte non rispettano i requisiti della legge di raggiungere un fatturato di 500mila euro o non essere in perdita, e per cui resta aperta la partita politica per definire vincoli diversi oppure eliminarli per Aci.