L’istituto San Giuseppe Villoresi
L’istituto San Giuseppe Villoresi

Monza, 25 novembre 2021 -  Se ne sono accorte per prime le sue compagne. Nel loro bagno, c’era nascosto un telefonino. In un buco. Ben occultato per scattare fotografie. Tante fotografie, forse centinaia, anche se le indagini della Questura sono tuttora in corso. Il caso è esploso all’Istituto San Giuseppe Villoresi di Monza. Un ragazzino di 16-17 anni si è reso responsabile di un episodio che potrebbe costargli molto caro: aver scattato con uno stratagemma fotografie alle parti intime delle sue compagne nel bagno a loro riservato. Non appena avuto sentore di quanto fosse accaduto, sono stati chiamati i poliziotti della Questura di Monza. Che hanno trovato e sequestrato il telefonino e sono risaliti rapidamente al suo proprietario. Il caso si trova ora sui tavoli della Procura dei Minorenni di Milano. Gli accertamenti sono in corso: occorre innanzitutto capire a cosa fossero destinate le foto. Le teneva per sé o le diffondeva? Il tipo di reato e la sua gravità cambierebbero. Da questo dipende se procedere con una denuncia d’ufficio oppure se basterà una querela di parte da parte dei genitori delle vittime. Insegnanti e dirigenti sono esterrefatti. Subito nelle prime settimane della prima liceo, fra le manifestazioni per l’accoglienza la scuola vengono organizzati incontri con carabinieri e polizia postale sul tema della consapevolezza dei propri atti, sull’opportunità o meno di fare foto negli ambienti scolastici, la non opportunità di postare foto senza permesso dell’interessato e le conseguenze civili e penali a cui anche i ragazzi sopra i 14 anni possono andare incontro. Ogni mattina i ragazzi vengono invitati a depositare i cellulari in un’apposita cassetta, per ritirarli all’uscita. Eppure, ciascuno di loro ha più di un apparecchio. Quindi nonostante tutte le misure educative e preventive, la settimana scorsa, un ragazzo di terza superiore non ha resistito alla tentazione di portare con sè un altro telefono, per piazzarlo seminascosto nei bagni delle ragazze.
Le ragazze se ne sono accorte in mattinata e hanno immediatamente segnalato il fatto in presidenza e ai coordinatori di classe, a cui non è stato difficile risalire al proprietario. Per fortuna quella mattina a scuola era già presente lo psicologo che segue quotidianamente i casi di ansia, ormai frequentissimi nelle scuole. Ha preso in carico il giovane e fatto da filtro attraverso i commenti e gli sguardi di disapprovazione e stupore dei compagni di classe, l’arrivo immediato della polizia e accolto i genitori. Il giovane è stato sospeso da scuola. "Lo stiamo gestendo - spiega il rettore don Paolo Fumagalli - sottolineando soprattutto la valenza educativa dei nostri interventi con lui e con i compagni di classe. Siamo sempre attenti ai ragazzi, sapendo benissimo che a scuola può succedere di tutto. Da un lato bisogna intervenire per evitare danni più gravi come la condivisione sui social media e dall’altro accompagnare chi ha sbagliato".