Monza, 8 maggio 2018 - Tic tac, tic tac. Le ore passano e non sembra cambiare nulla per il povero Sergio Bramini. I suoi ricorsi legali prima, i suoi appelli ai politici di recente (ai ministri Minniti, Padoan, Calenda, Madia) non hanno sortito effetto alcuno. Il Tribunale di Monza prosegue verso l’esecuzione forzata dello sloggio dell’unica abitazione dell’imprenditore fallito per colpa dello Stato (oltre 4 milioni di euro di debiti mai pagati da pubbliche amministrazioni del Sud Italia): anzi, il presidente del Tribunale Laura Cosentini ha replicato di recente via lettera che i debiti delle pubbliche amministrazioni non sono da considerarsi debiti di Stato («la legge dice in verità tutto il contrario» fa sapere Bramini).

L’unica speranza sembra affidata al nuovo sit-in di protesta organizzato per il 18 maggio alle 14 davanti alla villa di via Sant’Albino 22. L’altra volta c’erano 300 persone, 4 senatori, un deputato e politici vari. Stavolta si vedrà, anche se persino il segretario della Lega Matteo Salvini ha garantito la propria presenza. Intanto è stata fondata la srl (idea di un altro imprenditore, il difensore dei cosiddetti “non garantiti” dallo Stato, Gian Luca Brambilla) che sta raccogliendo i soldi per provare ad acquistare la casa sotto sfratto prima che all’asta possa avventarcisi sopra qualche altro candidato, magari un gruppo immobiliare. La raccolta fondi è stata lanciata attraverso il sito della trasmissione televisiva “Le Iene” e punta a raccogliere all’incirca 450mila euro. I primi 10mila sono stati già messi sul piatto da due imprenditori per far partire il meccanismo. Qualora si riuscisse a raccogliere la somma necessaria, verrebbe fatto un versamenrto alla banca e al creditore fallimentare, a cui toccherebbe a quel punto fare istanza di rinuncia alla procedura esecutiva. Solo così potrebbe essere bloccato lo sloggio dell’immobile.

Sandro Feole, referente dell’associazione San Giuseppe che si sta occupando in concreto dell’operazione, ha fatto sapere: «In due anni e mezzo abbiamo assistito oltre 700 imprenditori falliti per vari motivi e attivato anche un numeron arancione di assistenza psicologica». Qualora invece non si riuscisse a raggiungere la somma necessaria per comprare casa Bramini, i fondi dovrebbero essere dirottati ad altri fini sociali: dalla difesa legale di Sergio Bramini al sostegno di altri imprenditori nelle sue condizioni. A giorni, il 15 maggio, si sta lavorando intanto a un convegno nazionale che punta a riuniore le centinaia di imprenditori strozzati dai meccanismi a volte perversi delle procedure fallimentari in tutta Italia. Sergio Bramini appare sempre più stanco, eppure non molla: «Se esco vivo da questa situazione, non mi fermerò».