La nonna aveva diverse patologie, il coronavirus l’ha stroncata
La nonna aveva diverse patologie, il coronavirus l’ha stroncata

Seregno, 8 aprile 2020 - «Anche nei momenti di difficoltà più estremi la burocrazia statale e la speculazione la fanno da padrone". Non è solo una storia di dolore, ma anche di rabbia, quella che viene raccontata da una famiglia seregnese dopo la morte della nonna il 19 marzo per Coronavirus. Soffriva già di diverse patologie, diabetica e cardiopatica, il virus ha avuto un impatto devastante sul suo fisico.

"Aveva subìto svariati ricoveri dal mese di gennaio - racconta la nipote Alessandra - a causa dei suoi scompensi cardiaci. Ospedale di Desio, dove è stata dimessa e poi due volte all’ospedale di Carate, l’ultima delle quali è stata fatale". La pensionata è stata visitata lunedì 16 dallo specialista domiciliare, che ha disposto d’urgenza il trasporto in ospedale.

Quella, purtroppo, è stata l’ultima volta in cui la donna è stata vista dai familiari. "Niente visite - racconta la nipote - neanche per assisterla durante i pasti. Niente telefonate: solo una al giorno, ma al medico. Non sapevamo nulla, neanche se la nonna era in grado di respirare. Nulla di nulla". Solo una notizia: il giorno dopo la comunicazione che sarebbe stato effettuato il tampone e, ancora ventiquattr’ore più tardi, la conferma della positività. "Da allora è stato un calvario – spiega la nipote –. Nella disperazione restavamo tutti a casa senza alcuna notizia, positiva o negativa, senza sapere in che stato vertesse la situazione e con una sola consapevolezza comune: ora non restava che sperare". Anche in questo caso, però, è subentrata presto la delusione: poche ore dopo dall’ospedale hanno comunicato che l’anziana era deceduta. Con un’aggiunta: "Dovete portarla via presto, ma nessuno dei figli si presenti in obitorio".

Metodi un po’ troppo sbrigativi, probabilmente dovuti alla pressione a cui sono sottoposte tutte le strutture sanitarie. I familiari, benché scossi, hanno compreso la situazione e si sono attenuti alle indicazioni. Per loro, però, i motivi di disappunto erano tutt’altro che finiti: "Non si può cremare - ci siamo sentiti raccontare -. Se i parenti sono in quarantena (le due figlie che vivevano con la defunta, ndr), non si può fare. Ci servono le firme della maggioranza dei figli, 5 su 8, ma qui in Comune non potete entrare". Poi le esequie con pochissimi familiari ammessi, gli altri presenti solo in videochiamata. Infine la batosta del costo della sepoltura: 3.985 euro, di cui 2.954 euro per foniture e servizi, 458 euro per competenze di agenzia e più di 500 euro di diritti da versare al Comune. "A freddo - commentano i familiari - ci chiediamo se tutto ciò è giusto. Francamente lo riteniamo inaccettabile".