Il futuro di molte imprese è incerto
Il futuro di molte imprese è incerto

Monza, 22 maggio 2020 -  Le imprese non possono licenziare fino ad agosto. Bene. Ma possono (almeno alcune) chiedere la cassa integrazione per i dipendenti fino a giugno. Risultato: la coperta è troppo corta. E rischia di generare più danni che benefici. Certo c’è l’attenuante (ma non può bastare) di aver preso provvedimenti in piena emergenza. Decisioni del Governo attuate per tutelare, come principio, aziende e lavoratori, ma che se combinate possono produrre effetti contrari a quelli prefissati. Ma per fortuna c’è tempo (almeno si spera) per rimediare.

È l’Unione artigiani di Milano Monza e Brianza a lanciare l’allarme sul fronte cassa integrazione e licenziamenti causa crisi Coronavirus. Con il Decreto Rilancio le aziende che stanno usufruendo della cassa integrazione da marzo potranno continuare a farlo solo fino a metà giugno. D’altro canto, sempre il Decreto vieta i licenziamenti per crisi aziendali dovute all’emergenza Covid-19 da oggi fino al 17 agosto.

"Il combinato disposto di queste due misure - spiega il segretario generale dell’Unione Artigiani di Milano e Monza-Brianza, Marco Accornero - comporta per le imprese almeno due mesi pieni, luglio e agosto, di impasse. Al venire meno della possibilità di avvalersi della cassa integrazione si sommerebbe il divieto di licenziare. In pratica, le ditte già in difficoltà sarebbero messe in ginocchio, costrette ad indebitarsi ulteriormente per pagare dipendenti senza lavoro da svolgere". Un doppio danno, comunque, perché anche se non licenziati i lavoratori rischierebbero di non avere più un’azienda nella quale tornare a lavorare al termine della cassa.

«Sarebbe una situazione insostenibile - rimarca Accornero - che denunciamo e per la quale chiediamo un immediato intervento del Governo. Numerose piccole e medie imprese artigiane che hanno sostenuto i propri operatori con la cassa integrazione, al suo venir meno avrebbero necessariamente, certo loro malgrado, optato per alcuni licenziamenti salvando però l’impresa e altri lavoratori. Con questa situazione, dopo agosto e con ancor più ditte al collasso causa indebitamento, i licenziamenti causa crisi potrebbero potenzialmente esplodere, se non portare numerose aziende alla chiusura definitiva". L’ideale sarebbe prolungare la cassa integrazione almeno fino ad agosto. "È necessario e urgente - conclude Accornero - rivedere l’applicazione di questi due provvedimenti alla luce anche di evidenti profili di incostituzionalità".