Dopo l’arresto degli aggressori del mediatori molti ospiti del centro avevano circondato la caserma dei carabinieri
Dopo l’arresto degli aggressori del mediatori molti ospiti del centro avevano circondato la caserma dei carabinieri

Carate Brianza (Monza Brianza), 20 aprile 2019 - Avevano aggredito  il mediatore culturale ed erano stati arrestati dai carabinieri. A distanza di due mesi e mezzo questo è il risultato: i migranti sono stati scarcerati, rimarranno in Italia malgrado la richiesta di espulsione immediata dal suolo nazionale e, in seguito a un ricorso depositato al Tar (Tribunale amministrativo regionale) a spese dello Stato, hanno anche ottenuto di essere reintegrati nel centro di accoglienza con  vitto, alloggio e pocket money.

Si conclude così la vicenda dei quattro stranieri che, alla fine del mese di gennaio, non vedendo arrivare la “paghetta” mensile di 77,50 euro, se l’erano presa con l’incolpevole mediatore culturale pakistano della cooperativa I Girasoli. Il poveretto aveva provato a spiegare di non avere alcuna voce in capitolo e di non poter disporre di quelle somme: i soldi per chi richiede la protezione politica internazionale sono gestiti dalla Prefettura che, a quel tempo, non li aveva ancora erogati malgrado il ritardo.

Ai migranti, tuttavia, le spiegazioni non interessavano. Volevano i soldi. Inferociti, lo avevano minacciato con un coltello, percosso ripetutamente e rinchiuso in una stanza. Soltanto una telefonata fatta di nascosto ai carabinieri gli aveva permesso di essere liberato. I militari, dopo avere identificato i quattro e dopo avere ascoltato il pakistano, avevano rilevato che nessuno degli altri stranieri era intervenuto in sua difesa. Anzi, pochi minuti più tardi, dopo aver arrestato gli aggressori, si erano ritrovati davanti alla caserma tutti gli altri ospiti del centro di accoglienza che volevano manifestare tutta la loro solidarietà agli amici. La Lega, attraverso i parlamentari brianzoli, aveva chiesto per i quattro l’espulsione immediata dall’Italia. Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Monza, Silvia Pansini, aveva invece disposto la scarcerazione e la permanenza nel nostro Paese in attesa del processo. La Prefettura, immediatamente, in data 28 gennaio aveva però revocato le misure tutorie: per i quattro si erano chiuse le porte del centro di accoglienza. Non si sono arresi: difesi dall’avvocato Francesco Egidi, con patrocinio legale a spese dello Stato, hanno presentato ricorso al Tar.In quella sede è stato contestato l’atto della Prefettura: «illegittimo per eccesso di potere per omessa istruttoria», ovvero compiuto esclusivamente in base a una valutazione autonoma.

Tesi inaccettabile per il Ministero dell’Interno, che è intervenuto costituendosi perfino in giudizio chiedendo il rigetto del ricorso dei migranti: la Prefettura il 28 marzo, in autotutela, ha annullato il suo provvedimento ripristinando di fatto per i quattro le misure di accoglienza. Il Tar non ha potuto fare altro che ricever anche il ritiro del ricorso da parte dell’avvocato e constatare la cessazione della materia del contendere. Si torna dunque alla situazione precedente in attesa del processo penale.