Brugherio (Monza e Brianza), 27 maggio 2018 - Un fatturato in crescita del 14%, 800mila lavastoviglie l’anno da produrre in Turchia. E, adesso, la proposta di ridurre quasi a metà l’orario di lavoro per cancellare gli esuberi in Brianza. «Impensabile» per i sindacati. Risultati e strategie Candy nel mirino della Fim, il giorno dopo il bilancio dei record. Quello che certifica che il colosso di casa degli elettrodomestici va a gonfie vele. Unico cruccio ai piani alti, i 200 dipendenti in solidarietà nella fabbrica di Brugherio, «con una data scolpita nella pietra - dice Gabriele Fiore della segreteria - il 23 settembre».

Confine invalicabile, oltre il quale l’azienda non potrà più ricorrere ad ammortizzatori sociali perché ha esaurito il tesoretto a disposizione. L’accordo firmato nel 2017 per scongiurare i licenziamenti scadrà proprio quel giorno. L’amministratore delegato Beppe Fumagalli è certo che si troverà la quadra. E nella serrata trattativa in corso - le parti si sono già sedute attorno a un tavolo e ci torneranno il 6 giugno - ha messo sul piatto un pacchetto di misure. Registrata «la disponibilità a trovare una soluzione», metalmeccanici alzano il sopracciglio. In cima alla lista dei provvedimenti per la proprietà c’è il taglio dell’orario: da 40 a 24 ore settimanali. «POCO PIÙ di un part-time», sottolinea Fiore, che respinge la proposta al mittente. Nonostante la drastica riduzione proposta rimarrebbero 50 operai di troppo. In più Candy vorrebbe sforbiciare premi e benefit, agendo direttamente sugli accordi di secondo livello: nel mucchio pure i bus che accompagnano in stabilimento le tute blu delle vecchie sedi ormai chiuse. I sindacati mettono a punto le contromosse. Cioè, paletti «invalicabili».

Primo: salvaguardia dell’occupazione con in rientro dei 207 oggi in solidarietà. All’inizio, un anno e mezzo fa, erano 280. Il numero è calato per effetto di due fattori: volumi in crescita –l’anno scorso dalle linee brianzole sono uscite 440mila lavatrici anziché le 390mila previste - ed esodo volontario. Ma dal 2015, anno in cui è cominciata la dieta, hanno lascito la fabbrica «115 lavoratori», ricordano in Fim. «Visti i risultati di bilancio è indispensabile mantenere gli attuali livelli di reddito del personale». Un messaggio neanche troppo cifrato per i Fumagalli che con la manovra delle 24 ore ridurrebbero gli stipendi a poco più della metà. Ed è proprio sulla capacità produttiva di Brugherio che Fim e Fiom puntano tutto: «Bisogna aumentarla ulteriormente». Una misura che tutelerebbe orario e busta paga. Si gioca a carte scoperte, «e non potrebbe essere diversamente - sottolinea Fiore - c’è di mezzo il futuro di più di 200 famiglie e di un pezzo di industria importante per la ricchezza di un territorio che ha già perso abbastanza». Bames e Sem, Compel-Linkra e l’elenco potrebbe allungarsi facilmente. «Candy non è in crisi, i numeri parlano chiaro, deve farsi carico di chi le ha permesso di diventare il gigante che è».