La produzione nello stabilimento Candy a Brugherio
La produzione nello stabilimento Candy a Brugherio

Brugherio (Monza e Brianza) 17 luglio 2019 - Aumentare la capacità produttiva oraria di lavatrici, arrivare nel 2021 a produrre 500mila pezzi all’anno, investire circa 2 milioni di euro sulle linee-prodotto e prevedere interventi sulla fabbrica, dal miglioramento del piano antincendio allo smaltimento dell’amianto. Ma "della tutela dei posti di lavoro non c’è traccia". Pietro Occhiuto, segretario generale della Fiom Cgil Brianza, è uscito "con forti dubbi e perplessità dall’incontro al ministero dello Sviluppo economico durante il quale Haier ha presentato il piano industriale per lo stabilimento brianzolo della Candy. Un nuovo passaggio della trattativa avviata lo scorso settembre quando il colosso cinese aveva annunciato l’acquisto di Candy dalla famiglia Fumagalli con un investimento da 475 milioni di euro.L'obiettivo di Haier è di arrivare a produrre 450mila pezzi all’anno nel 2020 (rispetto agli attuali 400mila scarsi) per poi crescere e stabilizzarsi a quota 500mila l’anno successivo.

"Se però, per raggiungere quei livelli, dovessero decidere di far lavorare a 40 ore settimanali tutti gli addetti, allora si verrebbero a creare circa 130 esuberi", la preoccupazione del sindacalista. Che aggiunge: "Portando progressivamente la quantità oraria di lavatrici prodotte da 85 a 100, gli esuberi rischiano addirittura di aumentare". E in questo scenario si inserisce anche il tema della cassa integrazione che coinvolge tutti i 450 operai del sito di Brugherio. "Scadrà a settembre ma è necessario un ulteriore utilizzo di ammortizzatori sociali almeno per un altro anno – ribadisce Occhiuto –. Per questo dalla prossima settimana avvieremo un confronto con Regione Lombardia e il Ministero".

Nel frattempo, domani sono previste le assemble in fabbrica con il personale per la spiegazione del piano industriale presentato ieri dalla Haier. In questo momento nella fabbrica si lavora fra le 15 e le 21 ore settimanali, in ogni caso sotto il livello fissato dall’accordo raggiunto la scorsa estate (24 ore settimanali fino a settembre per poi salire a 28 fino allo stesso mese del 2020) prima della vendita, per scongiurare possibili licenziamenti (gli esuberi individuati dalla vecchia proprietà erano circa 200). L’intesa siglata prevedeva un anno di cassa integrazione a 24 ore lavorative settimanali e un secondo anno senza ammortizzatori sociali ma con una riduzione «volontaria» d’orario (28 ore a settimanali). Stipendi in entrambi i casi decurtati pur di non tagliare nessun posto. E comunque, fin dal giorno dell’acquisizione, la nuova proprietà cinese (che ha portato a Brugherio da Parigi il suo quartier generale europeo) ha precisato che gli accordi sindacali presi sarebbero stati rispettati. Il piano industriale triennale, però, non convince i sindacati. La guardia resta alta. In attesa, anche, della trattativa sulla cassa.