Sergio Bramini davanti alla sua casa

Monza, 10 maggio 2018 - Dopo Matteo Salvini, scatta l’ora di Luigi Di Maio. Il leader del Movimento 5 Stelle ha espressamente chiesto di incontrare Sergio Bramini, l’imprenditore rovinato dallo Stato di cui a giorni (il 18 maggio) dovrebbe essere eseguito lo sloggio dalla sua abitazione di Monza. Il caso dell’ex imprenditore del trattamento rifiuti, fallito per i mancati pagamenti (oltre 4 milioni di euro) da parte di pubbliche amministrazioni, è ormai deflagrante. In mezzo a quello che è stata definita dal senatore grillino Gianmarco Corbetta un caso di "palese ingiustizia", alcune forze politiche di primo piano si stanno facendo sentire.

Se Corbetta e il deputato Andrea Crippa (Lega Nord) hanno provato finora senza successo la carta di eleggere a proprio domicilio politico l’abitazione sotto sfratto di via Sant’Albino 22, in modo da renderla inviolabile, ora tocca ai “big”. Salvini ha incontrato Bramini la settimana scorsa e ha promesso che passerà dal sit-in di protesta organizzato per il 18 maggio, giorno stabilito per lo sgombero forzato della villa. E ora appunto tocca a Di Maio: ha chiesto di incontrare personalmente Bramini, addirittura di andare a pranzo a casa sua. Bramini sorride amaro: "Mi fa piacere, anche se mi mette un po’ di imbarazzo... casa mia è mezza smontata proprio in vista dello sloggio. Io non sono né della Lega né del Movimento 5 Stelle, non voglio essere connotato politicamente soprattutto in questo momento, ma mi fa piacere incassare l’aiuto di tutte le forze politiche che hanno intenzione di appoggiarmi. Venerdì Di Maio sarà a Milano e, con la mediazione del senatore Gianluigi Paragone, che sta seguendo da vicino il mio caso, dovremmo vederci". Intanto proseguono la raccolta fondi (https://www.gofundme.com/bramini) per tentare di salvare casa Bramini e la petizione lanciata da Easy Monza ha già raggiunto 60mila firme.

Restando in tema Cinque Stelle, merita due parole il lavoro che sta portando avanti il senatore Corbetta. "Il giudice aveva rigettato l’elezione a domicilio politico territoriale di casa Bramini con cui si era tentato di scongiurare lo sloggio. Dal un virgolettato riportato nel suo atto sembrava che il parere negativo arrivasse dal Senato. Non è così: come ho verificato, nessuno ha mai dato un parere, anche perché l’unica autorizzata a farlo è la Giunta delle elezioni delle immunità parlamentari del Senato. Che non è ancora stata eletta".