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31 gen 2022

Monza, truffa da un milione e mezzo al suo ex avvocato

Famiglia di Sesto San Giovanni lo aveva ingannato fìngendo gravi malattie inesistenti, medicine costosissime e debiti con la ’ndrangheta

dario crippa
Cronaca
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Le perquisizioni della guardia di finanza hanno fatto ritrovare parte del malloppo

Monza, 1 febbraio 2022 -  Un avvocato in pensione raggirato dal suo ex cliente, che era riuscito a fargli credere che aveva bisogno di aiuto dopo che gli era stato diagnosticato un male terribile. E si era messo a fingere addirittura di trovarsi sotto la minaccia della ‘ndrangheta.
È questa la vicenda portata alla luce dal Nucleo di polizia economica-finanziaria della guardia di finanza di Monza, i cui militari, agli ordini del tenente colonnello Andrea Bello, hanno dato esecuzione, su richiesta della Procura della Repubblica del capoluogo brianzolo, a un decreto di sequestro preventivo, emesso dal locale Tribunale, finalizzato alla confisca diretta di denaro e altre disponibilità finanziarie nei confronti di tre indagati, padre, madre e figlio di Sesto San Giovanni.
E la cifra sequestrata è davvero imponente: un milione di euro, 500mila dei quali sono stati trovati nascosti in casa.
L’indagine scaturisce da un esposto presentato alla Procura di Monza da un istituto di credito che si era insospettito dopo aver ricevuto numerose disposizioni di bonifico, per svariate centinaia di migliaia di euro, trasferite in soli due mesi dal conto corrente di un avvocato milanese ultrasettantenne, in pensione dal 2016, nei confronti di un ex cliente, della moglie e del figlio. Le successive investigazioni, anche di natura patrimoniale, effettuate dalle fiamme gialle hanno consentito di ricostruire la truffa che sarebbe stata commessa dall’ex cliente dell’avvocato, da questi conosciuto per rapporti professionali risalenti fin dagli anni Novanta. A partire dal 2017 il vecchio cliente, uscito di prigione dopo un periodo di detenzione per estorsione, gli aveva chiesto (ottenendoli!) piccoli aiuti economici in denaro contante per il sostentamento della propria famiglia e il pagamento delle spese sanitarie. Compreso di avere vita facile, però, le richieste economiche sarebbero però diventate, nel tempo, sempre più pressanti e per importi molto elevati, quando gli indagati avevano iniziato, con artifici e raggiri, a prospettare all’avvocato una grave patologia (di fatto inesistente) di cui sarebbe stato affetto il capofamiglia, con richiesta di aiuti economici per far fronte a costose cure farmacologiche sperimentali, e per le quali il nucleo familiare aveva contratto un ingente debito con una farmacia di Milano controllata dalla ’ndrangheta.
I l professionista in pensione, in buona fede, abboccando ai racconti che gli venivano fatti puntualmente, aveva iniziato a trasferire denaro con bonifici (anche per singoli importi superiori a 100mila euro) o assegni (di cui uno emesso per un importo di oltre 300mila euro), principalmente verso i conti correnti della moglie e del figlio dell’ex cliente. Questi trasferimenti di denaro erano diventati sistematici e insostenibili, raggiungendo tra gennaio e giugno del 2021 quasi 1 milione di euro, a cui l’avvocato, anche a causa dell’età e delle condizioni di solitudine in cui viveva, ha continuato a sottostare, soprattutto quando gli indagati avevano iniziato a paventare minacce e intimidazioni (alimentate con numerose telefonate anonime) da parte di soggetti vicini ad ambienti della criminalità organizzata per presunti ingenti debiti che erano stati costretti a contrarre.
Al termine delle indagini, i finanzieri hanno così deferito i tre soggetti per truffa alla Procura della Repubblica di Monza, che ha proposto il sequestro preventivo del profitto del reato, aggravato per aver ingenerato nella persona offesa il pericolo immaginario di essere vittima di ambienti criminali e per aver cagionato un danno patrimoniale di rilevante entità.
Le fiamme gialle hanno proceduto all’individuazione e al sequestro del denaro anche grazie all’impiego di un’unità cinofila della Compagnia della guardia di finanza di Orio al Serio: 500mila euro erano accuratamente nascosti nei mobili, in casa e addirittura sul balcone, del modesto appartamento in cuicontinuavano a vivere i tre estorsori, che avevano mantenuto la vecchia casa anche se avevano aumentato a dismisura il proprio tenore di vita, acquistando abiti, gioielli e concedendosi vacanze di lusso.
Il principale indagato è, al momento, nuovamente detenuto presso la casa circondariale di Milano essendo stato raggiunto nel maggio scorso da un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal Tribunale presso la Procura della Repubblica meneghina, per una estorsione perpetrata nei confronti di un parroco. Da chiarire la posizione della vittima. Stupita e un po’ spaventata, non è escluso che potrebbe aver bisogno di un aiuto per amministrare i propri beni senza incorrere in altre disavventure.
 

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