Monza, 4 settembre 2018 - «Spero prevalga il buonsenso più del portafogli». Il presidente del Coni, Giovanni Malagò, sa bene «quanto il business sia un elemento preponderante, ma non si può rinunciare alla passionalità di Monza». Che, tradotta in numeri, sono i 183mila appassionati (duemila in meno del record 2017) arrivati da tutto il mondo per il Gp d’Italia nel Tempio della velocità. E sono anche i 30mila che hanno colorato il centro della città per gli eventi di Monza FuoriGP. Una doppia festa su cui hanno vigilato quasi 1.600 tra carabinieri, poliziotti e finanzieri, 300 vigiliu del fuoco e 256 vigili di mezza Lombardia. La macchina organizzativa ha passato indenne il lungo fine settimana della Formula Uno.

Ma ora, spenti i riflettori, c’è un altro Gp che Monza, la Regione e l’Italia devono continuare a correre. È la corsa al rinnovo del contratto per continuare a garantire il Gran premio a Monza. Quello attuale, sottoscritto con l’ex boss della F1 Bernie Ecclestone a 68 milioni di dollari per tre anni, vale ancora solo per la prossima stagione. La trattativa con i “nuovi” padroni del circus iridato, gli americani di LIberty Media, è già partita. «Non è affatto facile e al momento le posizioni sono distanti», fa il punto, telegrafico, Giuseppe Redaelli, presidente di Sias, la società che gestisce l’autodromo monzese. Eppure Geronimo La Russa, numero uno dell’Automobile club di Milano (che detiene il 25% di Sias, la maggioranza è in mano ad Aci), nel day after dell’89° Gp d’Italia azzarda uno slancio di ottimismo: «Festeggeremo i cento anni dell’autodromo (nel 2022, ndr) a Monza, ve lo garantisco, difenderemo il nostro territorio con le unghie, il Gp d’Italia non può che essere a Monza». L’obiettivo del presidente nazionale di Aci, Angelo Sticchi Damiani, è di riuscire a portare a casa un accordo di 5 anni.