Adidas vuole licenziare 41 lavoratori, 35 dei quali di Monza
Adidas vuole licenziare 41 lavoratori, 35 dei quali di Monza

Monza, 22 gennaio 2020 -  Oggi un nuovo incontro sindacale nella sede milanese di Confcommercio, domani pomeriggio sciopero di 4 ore e presidio sotto il Pirellone in occasione dell’audizione dei rappresentanti sindacali e dell’Adidas in Commissione attività produttive di Regione Lombardia. Restano alte la tensione e l’attenzione sui 41 licenziamenti (35 nella sede di Monza, 4 a Roma e 2 a Mestrino in provincia di Padova) che Adidas Italia ha annunciato il 13 dicembre. "Questa mattina ci troveremo per proseguire nella trattativa anche se la rigidità dell’azienda rende limitatissimo lo spazio negoziale", fa il punto Matteo Moretti della Filcams Cgil di Monza e Brianza. Eppure "stiamo parlando di un’azienda che gode di ottima salute - chiarisce il sindacalista -. Nell’ultimo anno il fatturato è cresciuto del 15%, il terzo trimestre a livello europeo ha registrato un risultato oltre le aspettative, l’Italia è in forte crescita, il dividendo agli azionisti è aumentato del 45% e l’amministratore delegato di Adidas ha dichiarato che il 2019 sarà un anno da record".

Licenziamenti "inspiegabili e senza fondamento", dunque, secondo Moretti. Con l’impatto più pesante per circa 25 posizioni, "determinato dalla scelta di operare una delocalizzazione delle attività legate al credito, e altre collegate, che l’azienda ha deciso di spostare in Portogallo, per cui attività che continueranno a svolgersi e potrebbero essere gestite dall’Italia come già avviene per altre attività svolte in team con le altre sedi europee, verrebbero trasferite con perdita di occupazione in Italia, in particolare nella sede di Monza". E ancora più preoccupante è "la mancanza di una prospettiva - continua Moretti -. Dall’azienda vorremmo ricevere un nuovo piano industriale che sia sostenibile con il mantenimento dei livelli occupazionali", a cominciare dai 41 licenziamenti annunciati.

Per loro il sindacato chiede di "individuare alternative" come la riduzione dell’orario di lavoro per mantenere inalterati i livelli occupazionali, il ricorso ad ammortizzatori sociali o, ancora, uscite e accompagnamento alla pensione per coloro che sono vicini al requisito di accesso, ma "con il criterio esclusivo della volontarietà". L’obiettivo del sindacato è di "evitare impatti traumatici", anche cercando di contrastare la delocalizzazione.
La trattativa con l’azienda proseguirà fino a metà febbraio. Qualora non si riuscisse a trovare un accordo inizierebbe una fase cosiddetta amministrativa di ulteriori 30 giorni davanti, però, al ministero del Lavoro.