Le violenze sarebbero iniziate quando le vittime avevano 12 e 8 anni
Le violenze sarebbero iniziate quando le vittime avevano 12 e 8 anni

Monza, 25 luglio 2018 - Quando si opponeva, la sollevava da terra tenendola per le orecchie, la colpiva allo stomaco a cinghiate e ciabattate e la minacciava con il coltello: "Racconto tutto a tua madre, le faccio vedere cosa facciamo...".

E lei, gli occhi pieni di lacrime e nessun segno visibile delle violenze che l’uomo si guardava bene dal lasciarle addosso, inghiottiva rabbia e disperazione. Il patrigno abusava sessualmente di lei sin da quando era appena una bambina di 8 anni. La costringeva a guardare film pornografici assieme a lui, "così ti mostro cosa potrebbero volerti fare i “ragazzi cattivi”, così "ti proteggo". E invece, tutto si trasformava in abusi fisici e psicologici terrificanti. Fino a quando la ragazzina, raggiunta l’età di 17 anni, non ha deciso che bisognava smetterla. E ha raccontato tutto alla madre, i ricatti, le fotografie scattatele dall’orco e utilizzate per soggiogarla con la minaccia di rivelare tutto.

Una storia dolorosa e raccappricciante. Emersa poco più di un anno fa, quando gli agenti del Commissariato di polizia di Monza avevano arrestato per violenza sessuale su minore un uomo originario dell’Ecuador di 51 anni. Ieri è arrivata la condanna di primo grado. Al termine di un processo con rito abbreviato, il giudice per le udienze preliminari di Monza ha infatti condannato l’uomo a otto anni di reclusione e al pagamento di 25mila euro come risarcimento alla ragazza. "Ricorreremo certamente in appello dopo aver letto le motivazioni", ha commentato l’avvocato dell’uomo, Paolo Rivolta, del Foro di Monza.

La vicenda era cominciata e si è conclusa a Monza. A Monza il presunto orco si era messo con la madre della bambina ed era venuto a vivere nella loro casa. E subito sarebbero iniziate le violenze. Almeno dal 2008. Ed erano proseguite per anni, fino a quando la coppia si era dovuta trasferire all’estero e la presenza in casa di altri parenti aveva fatto cessare le violenze. Quando però la famiglia era tornata in Italia e nel 2016 si era trasferita a Torino, le violenze sarebbero ricominciate come prima. Ma la ragazza, ormai divenuta grande, non era più disposta a sopportare. E aveva annunciato disperata alla madre la propria intenzione di interrompere gli studi e di andare a vivere da sola, lontano. La madre, insospettita dalla strana richiesta, era riuscita a convincere la figlia a confidarsi. E, come un vaso di Pandora, la giovane aveva raccontato tutto. A quel punto la madre aveva denunciato il compagno, ma quest’ultimo era fuggito. Andando a rifugiarsi proprio a Monza, a casa di una figlia naturale, ancora residente in città: era il luglio di un anno fa quando i poliziotti erano andati ad arrestarlo. Il giudice per le udienze preliminari ha invece assolto l’uomo dall’accusa di maltrattamento alla ex moglie.