Patrick Zaki teme una condanna pesante e immeritata
Patrick Zaki teme una condanna pesante e immeritata

Il Cairo - E' terminata dopo pochi minuti la prima udienza del processo egiziano a Patrick Zaki. Il processo è stato aggiornato al 28 settebre e il giovane studente dell'università di Bologna resta in carcere. Secondo quanto si apprende, lo studente arrestato un anno e nove mesi fa e' intervenuto; la sua difesa ha chiesto di poter avere il fascicolo processuale contenente le nuove accuse. Ora si attende una delibera del tribunale con la possibile fissazione di una nuova udienza. Il rinvio a giudizio per Patrick Zaki per Amnesty International "è stato uno sviluppo improvviso. In meno di 24 ore si è posta fine alla detenzione preventiva, per trasferire il tutto dal Cairo a Mansura, a nord della capitale, dove in queste ore ha luogo la prima udienza. Non sappiamo se ce ne saranno altre, se sarà chiesto un rinvio da parte della difesa: è tutto abbastanza misterioso. Quel che è certo è che è un tribunale di emergenza che processa Patrick per diffusione di notizie false per un articolo da lui scritto nel 2019 in cui prendeva le difese della minoranza religiosa cristiano-copta, a cui appartiene la sua famiglia, perseguitata, discriminata, sottoposta ad attacchi e violenze".

<Questo processo non prevede un appello: se Patrick verrà condannato non ci sarà un ricorso ma solo la possibilità di una richiesta di grazia al presidente al-Sisi. Noi temiamo il peggio, cioè una condanna, ma speriamo il meglio, perché un giudice minimamente imparziale ed equo assolverebbe immediatamente Patrick». Lo ha detto a Sky TG24 Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia. «Temiamo il peggio - ha proseguito - perché c'è un precedente, ed è una storia gemella a quella di Patrick: quella di Ahmed Samir Santawy, studente dell'Università europea centrale di Vienna che, arrestato tornando al Cairo nel febbraio di quest'anno, quindi dodici mesi dopo Patrick, è stato già condannato per reati simili, inventati e pretestuosi, a quattro anni. Condanna a sua volta inappellabile e che ora è nelle mani del presidente dell'Egitto al-Sisi».