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1 mar 2022
1 mar 2022

Crisi Ucraina, il secondo round dei negoziati: ecco cosa unisce e divide le parti

Le prospettive di pace appese a pochi punti chiave: Crimea, neutralità e disarmo. Parti lontane ma tutto aperto. Israele vuole mediare e la Cina preme per chiudere

1 mar 2022
A handout picture made available by Belta news agency shows the head of the Russian delegation, presidential aide Vladimir Medinsky (R) speaking with journalists before talks with the Ukrainian delegation, outside Rumyantsev-Paskevich Palace in Grodno, Belarus, 28 February 2022. Russian troops entered Ukraine on 24 February prompting the country's president to declare martial law and triggering a series of announcements by Western countries to impose severe economic sanctions on Russia. ANSA/BELTA HANDOUT  HANDOUT EDITORIAL USE ONLY/NO SALES
Vladimir Medinsky, il capo dei negoziatori russi a Minsk
A handout picture made available by Belta news agency shows the head of the Russian delegation, presidential aide Vladimir Medinsky (R) speaking with journalists before talks with the Ukrainian delegation, outside Rumyantsev-Paskevich Palace in Grodno, Belarus, 28 February 2022. Russian troops entered Ukraine on 24 February prompting the country's president to declare martial law and triggering a series of announcements by Western countries to impose severe economic sanctions on Russia. ANSA/BELTA HANDOUT  HANDOUT EDITORIAL USE ONLY/NO SALES
Vladimir Medinsky, il capo dei negoziatori russi a Minsk

Kiev - A che punto è la diplomazia, dopo il primo giorno di negoziati? Quanto sono vicine o distanti le parti, quando si rivedranno e che prospettive reali ha la pace? Cominciamo dal prossimo incontro, che dovrebbe essere domani (orario ancora incerto) al confine tra polonia e Bielorussia. Intanto, a dispetto della prassi corrente secondo la quale le armi tacciono durante le trattative, Kharkiv e’ sotto pesanti bombardamenti, i cittadini ucraini imbracciano le armi per resistere e i carri armati di Mosca marciano verso l’assedio e la presa di Kiev. ma andiamo con ordine.

Le posizioni appaiono ancora distanti. Putin, in una telefonata a Macron, avrebbe rivelato di volere l’annessione della Crimea (silenzio su Donbass e Lugansk) e l’Ucraina neutrale. In una formula non chiara: certo l’addio alle richieste di entrare nella Nato (e forse nella Ue) e territorio smilitarizzato. Una sorta di Svizzera dell’Est, stato cuscinetto peraltro già ipotizzato, ma addirittura senza militari. Zelensky sembra non sentirci da questo orecchio, mettendo come condizione base l’integriotà territoriale. Ma in qualche modo apre, o almeno non chiude.

“I colloqui tra Russia e Ucraina non hanno ancora prodotto il risultato auspicato da Kiev, ma la delegazione ucraina ha ricevuto alcuni “segnali“. Lo ha detto il presidente ucraino in un discorso video dopo il vertice di Gomel, in Bielorussia, il primo round di colloqui tra Ucraina e Russia. “Finora, non abbiamo avuto il risultato che vorremmo ottenere“, ha detto Zelensky, il quale ha aggiunto che la Russia ha espresso la sua posizione e la delegazione ucraina ha manifestato le sue controproposte. “Abbiamo ricevuto alcuni segnali“, ha aggiunto il presidente ucraino.

"L'Ucraina è pronta a continuare a cercare una soluzione diplomatica, ma non è disposta ad arrendersi o a capitolare". E' quanto ha dichiarato, intervistato da Cnbc, il ministro degli Esteri ucraino, Dymtro Kuleba, mentre si svolgevano i negoziati tra le delegazioni di Mosca e Kiev. "Io sono un diplomatico e devo credere nel successo dei negoziati - ha detto ancora il ministro- ma allo stesso momento il mio principale obiettivo come diplomatico è imporre più sanzioni alla Russia, portare più armi all'Ucraina ed isolare il più possibile la Russia nell'arena internazionale".

Dall’estero arrivano però segnali forti verso la mediazione per la fine del conflitto. In una telefonata il primo ministro israeliano Naftali Bennett ha offerto al presidente russo Vladimir Putin di mediare fra Ucraina e Russia, dicendo che “Israele è disposto ad aiutare, se gli verrà chiesto, in qualsiasi momento e in ogni modo possibile per riavvicinare i due paesi“. Israele si trova in una posizione particolare, trovando ascolto da entrambe le parti con le quale ha finora mantenuto buoni rapporti diplomatici.

Il leader ucraino Volodymyr Zelensky ha più volte chiesto a Israele di mediare con la Russia, e ha ribadito la richiesta nella sua conversazione telefonica con Bennett di venerdì sera. L‘ambasciatore ha anche affermato che i negoziati dovrebbero svolgersi a Gerusalemme e non a Minsk. Secondo una fonte diplomatica israeliana di alto livello è tuttavia improbabile che Mosca accetti la proposta di Israele come mediatore. Da Mosca per ora arrivano infatti soprattutto posizioni intransigenti.

Anche la Lega Araba ha espresso la sua preoccupazione per l'invasione russa dell'Ucraina e ha chiesto una "soluzione diplomatica" della crisi in corso. Nel corso di una riunione straordinaria al Cairo è stata espressa "l'importanza del rispetto dei principi del diritto internazionale".

“Da questi negoziati non mi aspetto niente”, dice al Fatto l’esperto di Servizi segreti russi, Andrey Soldatov: ‘’Questa è una guerra di Putin e del suo ministero della Difesa. Il ministro degli Esteri Lavrov avrebbe preferito aspettare i negoziati. Non solo gli uomini del ministero di Lavrov, ma anche quelli degli spezsluzhby, i servizi segreti, che non si approcciano alla guerra con lo stesso entusiasmo del ministero della Difesa. Negli ultimi tempi, in Russia l’influenza della Difesa è cresciuta in maniera esponenziale: per Putin l’esercito ha ottenuto più successi nel risolvere questioni politiche degli altri ministeri. È successo con la Crimea ricorda poi - e con la Siria: ora Putin vuole risolvere la questione Ucraina e Nato con metodi bellici’’.

A sbilanciarsi sull'esito dei colloqui è la Cina, da giorni in evidente imbarazzo per l'attacco russo, ma ferma nella sua poosizione di allenza con Mosca. La Cina auspica che  i contendenti mantengano il dialogo per una soluzione politica “che tenga conto delle legittime preoccupazioni di sicurezza di entrambe le parti, raggiunga la sicurezza in Europa e favorisca la stabilita‘ a lungo termine in Europa“. Lo spiega il ministro degli Esteri Wang Wenbin, esprimendo soddisfazione per la decisione di tenere un secondo round di negoziati in futuro. La Cina, ha aggiunto Wang, “ha sempre sostenuto a incoraggiato tutti gli sforzi diplomatici per la soluzione pacifica della crisi ucraina“. 

In tutta evidenza, anche alla Cina pesano la crisi finanziaria mondiale e l'incubo delle transazioni congelate tra Est e Ovest, anche a causa delle pesanti sanzioni. Anche l'ambasciatore cinese alle Nazioni Unite, Zhang Jun, ha chiesto in Assemblea generale tutti gli sforzi possibili per aiutare il negoziato tra Mosca e Kiev e “ha messo in guardia contro la politicizzazione dell’assistenza umanitaria alla nazione dell’Europa orientale”. Per il diplomatico “la situazione sta cambiando drasticamente e si e’ evoluta a un punto che la Cina non desidera vedere e che non e’ nell’interesse di nessuna delle parti”. 

Infine il presidente Bielorusso.  Aleksandr Lukashenko si è espresso sui colloqui tra Russia e Ucraina. "Se racconto come abbiamo organizzato questi negoziati, è tutto un thriller..." E il presidente ucraino sostiene che "l'incontro, secondo le prime stime, ispira un cauto ottimismo. Le parti hanno concordato di continuare il dialogo sul confine bielorusso-polacco. I negoziatori sono semplicemente fantastici, bravi. Hanno fatto più di quanto fosse possibile. Hanno svolto il loro lavoro brillantemente in 5 ore nella prima fase". 

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