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9 apr 2022

L'Ucraina teme l'attacco chimico, pronte 220mila dosi di atropina

Von der Leyen in visita: "Qui è successo l'impensabile". Mosca intensifica la violenta offensiva nel Donbass, ormai obiettivo prioritario di Putin

Ursula von der Leyen
Ursula von der Leyen a Bucha dopo la strage di civili da parte dei russi

Kiev - L’ente non governativo americano Direct Relief ha inviato “in Ucraina 220.000 fiale di atropina, che puo’ mitigare gli effetti di armi chimiche come il gas sarin”. Lo ha fatto sapere, sul suo sito. la stessa organizzazione. In precedenza lo stesso tipo di antidoto era stato distribuito al personale sanitario impegnato in Siria dopo una serie di attacchi chimici occorsi nel 2017. La paura di un attacco chimico è anche figlia dell’intensificarsi delle operazioni mlitari russe a Est che continuano a concentrarsi sulla regione del Donbass, a Mariupol e a Mykolaiv, supportate dai continui lanci di missili da crociera da parte delle forze navali; e si prevede “che l’attivita’ aerea russa aumentera’ nel Sud e nell’Est del Paese a sostegno di questa attivita’”: Lo rileva l’intelligence militare britannica sottolineando come i militari russi continuino a colpire gli ucrani “non combattenti”, ovvero i civili. 

Intanto gli Stati Uniti continuano ad aumentare la pressione sulla Russia in risposta all’invasione dell’ Ucraina con lo stop alle importazioni di energia, Kiev è alla conta dei morti e dei feriti nella nuova strage causata da un missile sulla stazione di Kramatorsk, ad Est, e nel timore di attacchi chimici comincia a procurarsi fiale di possibile antidoto. Zelensky tuona sui social: «A Kramatorsk ennesimi crimini di guerra». «Come il massacro di Bucha, come tanti altri crimini di guerra russi, l’attacco a Kramatorsk deve essere inserito tra le accuse che saranno portate in tribunale, cosa che dovrà accadere», dice nell’ultimo video commentando la strage ci sui sono rimaste vittime oltre 50 persone. 

«Tutti gli sforzi del mondo dovranno essere diretti a ricostruire ogni minuto - sottolinea -. Chi ha fatto cosa, chi ha dato gli ordini, da dove sono arrivati i razzi, chi li ha portati, chi ha dato l’ordine e come l’attacco è stato organizzato. La responsabilità è inevitabile». Ieri in Ucraina anche la visita commossa a Bucha della presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen: «Qui, l’umanità in frantumi». Poi l’incontro con Zelensky, al quale ha consegnato il questionario per l’adesione dell’ Ucraina all’Ue. Nel timore di armi chimiche intanto Kiev ha ordinato le fiale di atropina, sostanza che può essere utilizzata per contrastare eventuali effetti di armi chimiche come gli agenti nervini.

Incessanti le operazioni dei corridoi umanitari: solo nella giornata di ieri sono state evacuate da aree più a rischio 6.665 persone. Tuttavia a Melitopol, denuncia Kiev, i russi stanno bloccando da un giorno otto bus di civili. Sul fronte delle sanzioni gli Usa inaspriscono le misure nei confronti di Mosca. Il presidente Joe Biden ha firmato la legge che vieta le importazioni di energia dalla Russia e quella che interrompe le normali relazioni commerciali con Mosca. A compiere un passo simile l’Unione europea non sembra ancora pronta: l’embargo al petrolio russo dovrà aspettare. La questione non sarà trattata dai ministri degli Esteri dell’Ue lunedì: «Non c’è l’unanimità». 

Entra comunque in vigore un quinto pacchetto di sanzioni europee contro Mosca, tra cui lo stop al carbone da agosto. Sono 217 le personalità russe che entrano nella black list. Tra queste le due figlie di Putin, Ekaterina Tikhonova e Maria Vorontsova, e l’oligarca patron di Rusal, Oleg Deripaska. Contemporaneamente Standard&Poor’s ha declassato il debito russo in valuta estera della Russia da CC a SD, cioè in default selettivo. Il downgrade riflette il pagamento in rubli di bond denominati in dollari con scadenza 4 aprile. «Non ci attendiamo che gli investitori siano in grado di convertire in dollari il pagamento effettuato in rubli, o che il governo sia in grado di convertire» i rubli in dollari durante il periodo di grazia di 30 giorni, afferma S&P. 

Sul fronte umanitario arriva la secca risposta di Amnesty International che ieri, insieme con Human Rights Watch, si è vista chiudere le sedi in Russia. «Non ci arrenderemo»: la risposta di Amnesty. Le autorità russe «si sbagliano profondamente se credono che chiudendo il nostro ufficio a Mosca interromperanno il nostro lavoro di documentazione e denuncia delle violazioni dei diritti umani», «raddoppieremo i nostri sforzi per denunciare le clamorose violazioni dei diritti umani da parte della Russia, sia in patria sia all’estero», ha scritto Agnès Callamard, segretaria generale dell’organizzazione internazionale. 

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