Alghero (Sassari) - L'ex presidente della Catalogna Carles Puigdemont, leader indipendentista della regione spagnola, è stato arrestato in Sardegna. Su di lui pendeva un mandato di cattura internazionale emesso da Pablo Llarena, giudice del Tribunale supremo spagnolo, in merito al tentativo di secessione della Catalogna nel 2017. Lo scorso 30 luglio il tribunale dell'Unione europea aveva confermato la revoca dell'immunità parlamentare per Puigdemont, così come per gl altri indipendentisti catalani Clara Ponsati e Toni Comin (ex ministri catalani dell'Educazione e della Salute).

Puigdemont è stato arrestato questa sera - giovedì 23 settembre - dalla polizia di frontiera italiana al suo arrivo all'aeroporto di Alghero e portato nel carcere di Sassari. Puigdemont si era recato ad Alghero per partecipare ad Adifolk, festa internazionale della cultura popolare catalana. Alghero e la Catalogna hanno infatti un legame storico, figlio dell'epoca aragonese, che si manifesta sia nei tratti architettonici e urbanistici della città sia nella parlata dei suoi abitanti. Ad Alghero c'è persino una sede istituzionale della Generalitat de Catalunya, il governo regionale della Catalogna di cui Puigdemont era appunto presidente. L'ufficio di Puigdemont e il suo avvocato, Gonzalo Boye, hanno confermato l'arresto spiegando in un comunicato che l'ex presidente catalano sarà messo domani a disposizione della Corte d'appello di Sassari, che ha la competenza per decidere se rimetterlo in libertà o procedere alla sua estradizione in Spagna.

Puigdemont era andato avanti con la convocazione del referendum sull'indipendenza della Catalogna, annunciato nel giugno 2017, nonostante la Corte costituzionale spagnola avesse sospeso la legge che lo disponeva. La consultazione dell'1 ottobre 2017 si concluse con oltre il 90% dei voti a favore dell'indipendenza, pur con un'affluenza inferiore al 43%. Il Parlamento catalano dichiarò l'indipendenza il 27 ottobre 2017. Il governo spagnolo reagì sciogliendo la Camera della Generalitat, convocando nuove elezioni e commissariando la regione. Il 30 ottobre 2017 il procuratore generale spagnolo, Jose Manuel Maza, aprì un'inchiesta per ribellione, sedizione e malversazione nei confronti di Puigdemont e altri esponenti del suo governo. L'accusa di malversazione si riferisce, nello specifico, all'utilizzo illecito di fondi pubblici del quale i tre esponenti del partito indipendentista Junts per Catalunya si sarebbero resi colpevoli con l'organizzazione del referendum.

Subito dopo la pubblicazione delle accuse, Puigdemont e cinque suoi ministri, tra cui Comin e Ponsaì', fuggirono a Marsiglia, da dove presero un volo per il Belgio per evitare l'arresto. Il 3 novembre la giustizia spagnola emise un mandato di cattura europeo nei confronti dei politici indipendentisti ricercati, che si consegnarono alla polizia belga per poi essere rilasciati con l'ordine di non lasciare il Paese. Il 5 dicembre 2017 il mandato di cattura europeo fu poi ritirato da Madrid, in una mossa tattica dovuta al timore che la magistratura belga limitasse le imputazioni o ne spiccasse di non omogenee a quelle previste dalla legge spagnola. L'anno dopo il giudice del Tribunale Supremo Pablo Llarena avrebbe infatti riattivato il mandato di cattura.

L'immunità parlamentare che Puigdemont, Comin e Ponsatì avevano guadagnato con l'elezione al Parlamento europeo il 26 maggio 2019, fu revocata lo scorso 10 marzo dalla plenaria dell'Europarlamento. Lo scorso 2 giugno il vicepresidente del Tribunale dell'Ue sospese poi provvisoriamente la revoca dell'immunità parlamentare dei tre. Lo stesso Tribunale Ue, lo scorso 31 luglio, respinse infine la richiesta di un'ulteriore sospensione della revoca, aprendo di fatto la strada all'estradizione dei tre indipendentisti.