L'alto rappresentante Ue Josep Borrell (ImagoE)
L'alto rappresentante Ue Josep Borrell (ImagoE)

Il gelo tra Russia e Unione europea si trasforma in scontro aperto

Dopo lo sgarbo dell'espulsione di diplomatici europei durante la visita di Josep Borrell a Mosca e il nulla di fatto sulla richiesta di liberazione dell'oppositore Alexey Navalny, l'Alto rappresentante Ue per la politica estera passa al contrattacco. E il rischio di nuove sanzioni, più che una minaccia, diventa un'ipotesi concreta sul tavolo dei ministri degli Esteri europei che si riuniranno il 22 febbraio.

«Starà agli Stati membri decidere i passi da fare, ma sì, questo potrebbe includere le sanzioni. Farò proposte concrete», ha scandito Borrell alla plenaria dell'Europarlamento, difendendo le ragioni della sua missione in Russia. Le motivazioni sono impeccabili. L'Alto rappresentante ha parlato di «china autoritaria pericolosa » da parte del governo russo, denunciando che «si restringe lo spazio per la società civile e per le libertà di espressione».

Nel caso di Navalny, ha rincarato Borrell, le autorità russe hanno dimostrato come siano «spietate». In poche parole, è la sintesi di un deluso Alto rappresentante, la Russia è ben lontana dall'essere una «democrazia moderna», provocando così una «crescente sfiducia» nei rapporti con l'Ue. Di più, l'atteggiamento «aggressivo» dei russi durante la visita di Borrell «dimostra che la Russia non è interessata al dialogo», ha fatto sapere il presidente del Consiglio Europeo Charles Michel per bocca del suo portavoce.

La posizione dura di Mosca non spaventa Navalny e i suoi che pianificano nuove proteste. Il prossimo appuntamento è per domenica 14 febbraio. I dettagli li ha forniti uno dei più stretti collaboratori dell'oppositore, Leonid Volkov, spiegando che si chiede agli abitanti delle «grandi città russe» di uscire la sera nel cortile del proprio palazzo, accendere le luci dei cellulari, restare così per qualche minuto, poi scattare una foto e pubblicarla sui social. Quindici minuti, che «cambieranno tutto», senza nessun rischio per le persone, ha rassicurato Volkov.

Ma il Cremlino mette le mani avanti ed è il portavoce di Vladimir Putin, Dmitri Peskov, ad ammonire che le forze dell'ordine non resteranno a guardare ma «riterranno responsabili i colpevoli in caso di violazione della legge». Che lo staff di Navalny non si lasci intimidire è apparso chiaro, se mai ce ne fosse bisogno, dalla videoconferenza convocata dalla Polonia e alla quale avrebbero preso parte, insieme a rappresentanti Ue, anche diplomatici di Gran Bretagna, Usa, Canada, Ucraina ma soprattutto Volkov. Che ha detto di aver discusso di possibili sanzioni contro gli oligarchi russi vicini a Putin, attirandosi l'ira della portavoce del ministero degli Esteri, Maria Zakharova.

«Tradimento», è l'accusa pesante della portavoce contro lo staff di Navalny, che ha sparato a zero anche contro «i cosiddetti partner occidentali» rei di un «attacco assolutamente illegittimo, illegale e aggressivo contro di noi». Più sfumata la posizione di Peskov, secondo il quale le richieste di sanzionare gli oligarchi russi vicini a Putin che il Fondo Anticorruzione di Navalny indirizza a Ue e Usa, in questo momento «de jure» non sono «un atto illegale». Intanto tutti guardano, in Russia e fuori, alla nuova sfida del 14 febbraio dopo le migliaia di arresti dei giorni scorsi alle manifestazioni pro-Navalny.