Tel Aviv - Una fuga di massa durante una celebrazione religiosa ha causato una strage in Israele: è di almeno 44 morti, tra cui anche dei bambini, e oltre 150 feriti - di cui una ventina in gravi condizioni -, infatti, il bilancio dell'incidente avvenuto dopo mezzanotte tra il 29 e il 30 aprile nella calca durante la celebrazione della festività ebraica Lag B'Omer sul monte Meron, in Galilea. I numeri sono forniti dai media israeliani che citando fonti di soccorso e di sicurezza.

Sul posto erano presenti decine di migliaia di persone, si stima oltre centomila ebrei osservanti, e secondo le ultime informazioni, tutto sarebbe avvenuto quando alcune di queste persone sono scivolate dai gradini delle scalinate trascinando con sé altri partecipanti e innescando una fuga di massa in cui decine di persone sono rimaste schiacciate. Secondo un'altra ricostruzione, però, potrebbe essere crollata una sezione di posti a sedere dello stadio, innescando poi la fuga. In ogni caso la polizia avrebbe cercato di trattenere la fuga, come appare dai video postati su Twitter. Alcuni testimoni hanno accusato la polizia di aver bloccato l'uscita. Ai soccorsi hanno partecipato decine di ambulanze e anche elicotteri militari. 

Il premier Benjamin Netanyahu ha definito l'incidente "un terribile disastro".  "È successo tutto in una frazione di secondo; le persone sono cadute, calpestandosi a vicenda. È stato un disastro", ha detto un testimone. Il comandante del distretto settentrionale delle forze di polizia Shimon Lavi, che ha supervisionato le disposizioni di sicurezza al monte Meron, ha detto di assumersi la responsabilità del disastro.  "Ho la responsabilità generale, nel bene e nel male, e sono pronto a sottopormi a qualsiasi indagine", ha dichiarato ai giornalisti. C'è un continuo "sforzo per raccogliere prove per arrivare alla verità", dice. 

I siti ortodossi avevano avvertito del pericolo

I servizi di sicurezza presenti sul posto avevano avvertito con almeno due ore di anticipo dell'iminenza di un disastro. Lo riferisce il sito web ortodosso 'Haredim10' che già la scorsa sera pubblicava testimonianze di fedeli allarmati dalla calca. "C'è la sensazione di un pericolo incombente - scriveva con buon anticipo quel sito - quando si accenderà un falò nell'area della corte rabbinica di Toldot Aharon. Si è creata là una ressa terribile, ci sono spintoni e confusione. Peggio ancora: sul posto c'è solo una uscita molto stretta". Un testimone, citato ieri sera dal sito, avvertiva: "Pazzesco. La polizia consente a migliaia di persone di affluire in un posto già gremito". Ieri sera anche il vice-direttore della rivista ortodossa Mishpahà, Arye Ehrlich, aveva scritto su twitter: "L'uscita dal luogo del falò di Toldot Aharon crea un imbottigliamento al punto che c'è da temere che persone restino schiacciate. C'è un'unica uscita". Due ore dopo i suoi timori si sono realizzati e almeno 44 persone hanno perso la vita. 

La festività

Come ogni anno in occasione della festività ebraica di Lag ba-Omer, (che ricorda la ribellione ebraica del 132 d.C contro le legioni romane) ieri decine di migliaia di ebrei si sono recati sul monte Meron per pregare sulla tomba Shimon Ber Yochai, un celebre rabbino del secondo secolo d.C. Secondo la tradizione questi è l'autore del testo mistico dello 'Zohar' (lo splendore). Da anni questo evento è il più affollato in Israele, richiamando a volte fino a mezzo milione di persone. L'anno scorso, a causa del coronavirus, era stato annullato. Quest'anno, col miglioramento della situazione sanitaria, era stato autorizzato, ma con numerose limitazioni che però non hanno resistito alla pressione della folla immensa. Secondo alcune notizie, c'erano tre volte più persone di quelle autorizzate. Un altro disastro era avvenuto sul monte Meron anche nel 1911. Allora decine di persone morirono nel crollo di un edificio vicino alla tomba del rabbino.