Teheran, 11 febbraio 2021 - Nucleare iraniano, sale la tensione dopo le ultime notizie sull’escalation dell’arricchimento dell’Uranio e la sempre più vicina acquisizione della bomba atomica da parte degli ayatollah. Una svolta che scatena le reazioni internazionali, anche fra i tradizionali alleati, come Mosca. Oggi la Russia ha esortato l‘Iran alla “moderazione“ e alla “responsabilità“ all‘indomani dell‘annuncio dell‘Agenzia internazionale per l‘energia atomica (Aiea), la quale ha verificato la produzione di 3,6 grammi di uranio metallico in un impianto nucleare della Repubblica islamica, in violazione dell‘accordo del 2015 (Jcpoa). “Comprendiamo la logica delle loro azioni e le ragioni che spingono l‘Iran. Nonostante questo, è necessario mostrare moderazione e un approccio responsabile“, ha dichiarato il vice ministro russo degli Esteri, Sergei Ryabkov la produzione di uranio metallico sarebbe avvenuta in un impianto di Isfahan.

L‘Iran aveva annunciato l‘intenzione di avviare la produzione di questo combustibile, vietato dal Jcpoa, da destinare al suo reattore di ricerca di Teheran, quindi per un utilizzo di natura civile. Ma a crederci non è rimasto più nessuno: l‘uranio metallico può essere infatti usato per costruire testate nucleari; l‘Iran, secondo fonti occidentali, non lo aveva mai prodotto finora. Dopo il ritiro unilaterale degli Usa dal Jcpoa, nel 2018, la Repubblica islamica ha avviato un graduale disimpegno dagli obblighi sottoscritti nell‘intesa raggiunta con il gruppo 5+1, vale a dire i cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell‘Onu (Cina, Francia, Russia, Regno Unito, Stati Uniti) piu‘ la Germania e l‘Unione europea.

Nel pomeriggio dopo la Russia anche la Francia, tra i firmatari dell’accordo sul nucleare iraniano (Jcpoa), ha invitato Teheran a non “peggiorare ulteriormente la situazione”, dopo l’annuncio dell’Aiea dell’avvio della produzione di uranio metallico a Isfahan, in violazione all’intesa del 2015. “Al fine di preservare lo spazio politico per la ricerca di una soluzione negoziata, chiediamo all’Iran di non prendere nuove misure che peggiorerebbero ulteriormente la situazione sull’accordo nucleare”, precisa il ministero degli Esteri di Macron. La Repubblica islamica ha avviato un graduale disimpegno dagli obblighi sottoscritti col Jcpoa, in seguito al ritiro unilaterale degli Usa di Donald Trump dall’accordo, che ora - con l’avvento della nuova amministrazione di Joe Biden - si mira a rimettere in piedi.

Intanto anche l’arrivo del nuovo governo in Italia potrebbbe modificare le relazioni tra i due Paesi.  L’auspico che “in una nuova, positiva congiuntura” si possano “rivivere nuove e fortunate stagioni nella storia dello sviluppo delle relazioni” tra Italia e Iran e’ stata espressa oggi dall’ambasciatore della Repubblica islamica a Roma, Hamid Bayat, in occasione del 42esimo anniversario della Rivoluzione islamica. “I rapporti tra l’Iran e l’Italia”, scrive l’ambasciatore, “la loro lunga storia di relazioni e interazioni reciproche, che sta alla base di una mutua comprensione, sono da sempre ottimi e anche negli ultimi 40 anni, dopo la vittoria della Rivoluzione, hanno continuato a svilupparsi”. Bayat ricorda che “dopo la firma dell’accordo nucleare nel 2015, il volume degli scambi commerciali è stato tale da fare dell’Italia il primo partner commerciale dell’Iran in Europa”. Ma l’Italia non potrà certo sottrarsi alle indicazioni dell’Onu e dell’amministrazione Biden. Che ancora tace ma, nonostante le migliori intenzioni di superare il gelo creato da Trump (e culminato con l’omicidio mirato del generale iraniano Qassem Soleimani a Bagdad, su ordine del presidente Usa) sta comunque studiando e preparando la contromossa.

Nella settimana in cui il Paese più colpito dal Covid-19 in Medio Oriente, con oltre 58 mila vittime, ha iniziato la campagna vaccinale con il siero russo Sputnik V, il capo del suo governo ha anche ricordato gli ostacoli posti all'acquisto dei vaccini da parte di Donald Trump, definendolo «un criminale al potere alla Casa Bianca». A poco più di quattro mesi dalle elezioni presidenziali, in cui non potrà ricandidarsi e dove appaiono al momento favoriti i fondamentalisti ostili a un compromesso con Washington, il margine di azione di Rohani appare però sempre più ristretto. Se gli Usa non revocheranno le sanzioni entro il 21 febbraio, il Parlamento di Teheran ha previsto anche la sospensione dell'applicazione volontaria del Protocollo addizionale agli accordi con l'Aiea, bloccandone di fatto le ispezioni non programmate