New Delhi - Una notizia tutt’altro che rassicurante arriva nelle ultime ore in India, dove gli scienziati che seguono l’evoluzione dell’epidemia di Covid-19 hanno identificato una mutazione dell’ormai tristemente famosa variante indiana (ovvero il ceppo B.1.617.2), ribattezzata variante «Delta» a maggio dall’Oms. Ebbene, la «variante della variante» è stata nominata «Delta Plus» o «AY.1», e secondo i primissimi studi sulla sua pericolosità avrebbe dimostrato di essere resistente a trattamento terapeutico con il cocktail di anticorpi monoclonali recentemente autorizzato dalle autorità sanitarie di Nuova Delhi. Gli esperti hanno però aggiunto che al momento non ci sarebbe motivo di preoccupazione immediato in quanto la sua incidenza nel paese sarebbe ancora bassa. 

Purtroppo, però, l’esperienza insegna che fino ad oggi le autorità sanitarie del subcontinente non hanno praticamente mai avuto il polso della situazione, tanto che le stime ufficiali dell’impatto della malattia in India tanto in termini di contagi che di vittime è considerato dalla stragrande maggioranza della comunità scientifica largamente sottostimato. La pericolosissima variante Delta ha di fatto scatenato la seconda, pesantissima ondata pandemica nel subcontinente e ha persino affondato il piano del primo ministro britannico Boris Johnson di aprire la Gran Bretagna dal 21 giugno. Quella data è stata spostata al 19 luglio proprio a causa dell’elevata diffusione della variante Delta nel regno Unito.

 Secondo il bollettino sanitario pubblicato poco fa sul sito del ministero, l’India ha registrato nelle ultime 24 ore 60.471 nuovi contagi nonché altri 2.726 decessi causati dal Covid-19. Con questi numeri, il totale delle infezioni diagnosticate nel paese è salito a 29.570.881, di cui 377.031 risultate mortali. Va detto però che oggi è l’ottavo giorno consecutivo che l’India conta meno di 100mila nuove infezioni in 24 ore. Si tratta di un segnale che induce alla speranza di una non lontanissima uscita dall’incubo della terribile seconda ondata durante la quale, da marzo a maggio, - è stato reso noto oggi -oltre 900 dipendenti del governo centrale hanno perso la vita, in aumento rispetto ai 600 dello stesso periodo dell’anno scorso. 

Il Covid ha colpito duramente in quasi tutti i ministeri centrali, dove almeno il 20-30% dei dipendenti è stato infettato. Ad aprile, il Dipartimento del personale e della formazione (DOPT) è stato uno dei più colpiti dal Covid-19 con quasi 80 funzionari risultati positivi alla malattia. Il ministero dell’informatica è stato costretto a chiedere alla maggior parte dei suoi funzionari di lavorare da casa per due settimane poiché molti di loro hanno contratto il morbo. Quasi il 50% del personale del ministero dell’Agricoltura ha contratto il Covid-19. G Narayana Raju, segretario del dipartimento legislativo del ministero della Giustizia, era tra coloro che sono morti di Covid-19 a maggio. Anche Dayawanti Srivastava, Sanjay Kumar Srivastava e Pushpavant Sharma dell’Indian Information Service hanno perso la vita a causa del Covid.