Il rais turco Recep Tayyip Erdogan
Il rais turco Recep Tayyip Erdogan

Ankara  - La lira turca è scesa ai minimi storici questa mattina dopo che il presidente turco Recep Tayyip Erdogan nel fine settimana ha ordinato l’espulsione degli ambasciatori di 10 paesi, tra cui Germania e Stati Uniti. La misura e’ stata presa dopo che i diplomatici avevano chiesto la liberazione del filantropo e attivista parigino Osman Kavala, in carcere dal 2017 senza condanna. La valuta turca e’ scesa a 9,80 contro il dollaro prima di risalire leggermente a 9,73, un calo dell’1,3% rispetto al giorno precedente.

La lira e’ scesa di circa il 24% rispetto al dollaro dall’inizio dell’anno. La valuta aveva gia’ sofferto in settimana dopo che la Turchia era stata posta sotto sorveglianza per non aver adeguatamente combattuto il riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo. Dopo aver licenziato tre membri della banca centrale questo mese, giovedi’ la banca ha tagliato il tasso di riferimento dal 18% al 16%, anche se l’inflazione e’ salita a quasi il 20% a settembre.

Solo due giorni fa il presidente Erdogan ha dichiarato di aver dato “istruzioni al ministero degli Esteri per dichiarare ‘persona non grata’ i 10 ambasciatori” che avevano firmato un appello per un giusto processo e per la liberazione del filantropo Osman Kavala. La minaccia del presidente turco non si e’ ancora concretizzata in un atto ufficiale nei confronti dei capi delle missioni diplomatiche di Stati Uniti, Germania, Francia, Olanda, Svezia, Danimarca, Finlandia, Norvegia, Canada, Nuova Zelanda, con le cancellerie in attesa di comunicazioni. Dichiarare un ambasciatore ‘persona non grata’ non presuppone automaticamente l’espulsione, ma significa non volerlo nel Paese e chiederne il richiamo in patria.

Erdogan dovra’ pensarci seriamente prima di passare dalle parole ai fatti, perche’ se Ankara davvero dichiarera’ persona non grata gli ambasciatori dei 10 Paesi coinvolti, allora in automatico scattera’ il medesimo provvedimento nei confronti degli ambasciatori turchi negli stessi 10 Paesi. Una situazione che la Turchia sta vivendo con Damasco dall’inizio del conflitto in Siria, con l’Egitto di al-Sisi e con Israele, sia dopo il caso Mavi Marmara (2010) che dopo la dichiarazione di Gerusalemme capitale nel 2018. In questo caso il provvedimento avrebbe una magnitudo totalmente diversa, coinvolgendo Paesi come Stati Uniti, Germania e Francia.

Tra i Paesi coinvolti anche l’Olanda, il cui ambasciatore fu l’ultimo ad essere colpito dal medesimo provvedimento nel 2017, dopo che al ministro delle Pari opportunita’ di Ankara fu negato l’ingresso nel Paese per un comizio tra i turchi residenti nei Paesi Bassi. I diplomatici ricevono infatti il gradimento preventivo da parte del Paese presso cui sono incaricati di operare; venuto meno il gradimento il rappresentante diplomatico viene svuotato delle proprie funzioni e de facto impossibilitato ad esercitarle.

Il provvedimento non presuppone un taglio delle relazioni diplomatiche, a quel punto portate avanti dall’incaricato d’affari delle ambasciate, a un livello piu’ basso rispetto al precedente. Dichiarare ‘persona non grata’ ed espulsione rimangono due atti diversi, ma mantenere sul suolo del Paese un ambasciatore che non puo’ agire e’ privo di senso. A quel punto sta al Paese che subisce il provvedimento decidere se sostituire o meno il proprio ambasciatore. Una scelta su cui incidono inevitabilmente i rapporti di forza tra Paesi; non sostituire presuppone un atteggiamento di fermezza e accettare che le relazioni diplomatiche vadano avanti a un livello piu’ basso.