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4 mar 2022
enrico camanzi
Esteri
4 mar 2022

La band anti-Putin: "In pochi protestano. La maggior parte dei russi sostiene l'invasione"

Intervista a Dmitry Spirin, cantante dei moscoviti Tarakany! La stretta sul dissenso, la paura dell'isolamento e i rischi per chi dissente

4 mar 2022
enrico camanzi
Esteri
I Tarakany! Al centro il cantante Dmitry Spirin (dalla pagina facebook Tarakany!)
I Tarakany! Al centro il cantante Dmitry Spirin (dalla pagina facebook Tarakany!)
I Tarakany! Al centro il cantante Dmitry Spirin (dalla pagina facebook Tarakany!)
I Tarakany! Al centro il cantante Dmitry Spirin (dalla pagina facebook Tarakany!)

La colonna sonora del dissenso in Russia risuona dei ritmi furiosi del punk rock suonato dai Tarakany!, storica band moscovita formata nel 1991. Un episodio per tutti. All'inizio di febbraio Sergei Smirnov, direttore del sito indipendente di news Mediazone, è stato processato e condannato a 25 giorni di carcere per aver ritwittato una battuta in cui le autorità hanno visto un sostegno alle posizioni del dissidente Alexei Navalny. Il giorno della sentenza, in aula, indossava una t-shirt dei Tarakany!. Il cui nome, in russo, si traduce con "scarafaggi".

A metà dello scorso decennio il gruppo ha avuto l'opportunità di girare l'Europa, a supporto di Marky Ramone, ultimo batterista dei Ramones, leggendaria punk rock band newyorkese. Attivi su numerosi fronti - hanno realizzato canzoni e organizzato concerti contro le violenze dei militanti nazisti, contro le droghe pesanti e a supporto dei diritti dei senzatetto - non hanno mai nascosto il loro dissenso nei confronti del regime di Vladimir Putin. Il cantante Dmitry Spirin ha parlato con noi della guerra in Ucraina, della reazione della popolazione russa all'invasione e delle strette operate dallo Zar nel corso degli anni.

Qual è la sua opinione sull’invasione dell’Ucraina comandata da Vladimir Putin?

“E’ un incubo. Surreale. Una pazzia. E’ la cosa più terribile che potessi immaginare in vita mia. Per noi è stato uno choc. E da una settimana ci sentiamo come intontiti. Ma dobbiamo provare a tenere duro”.

Qual è la reazione dell’opinione pubblica e della cittadinanza russa riguardo quest’aggressione?

“Questa faccenda, dopo la guerra e tutto il dolore che porta con sé, è il secondo grosso guaio in questa situazione. La reazione della gente comune in Russia è ancora più stupefacente dell'attacco all'Ucraina. La maggior parte di loro è d’accordo con l’invasione. E’ dura per me spiegare come possa accadere. Ma negli ultimi 20 anni del regime di Putin la propaganda ha fatto il lavaggio del cervello alla popolazione. E’ stato addirittura peggio di quello che accadde con Goebbels ai tempi della Germania nazista. Sembra di essere finiti dentro ‘1984’ di Orwell. Chiamano la guerra operazione di pace, un paese indipendente uno Stato nazista, la democrazia ucraina un governo frutto di un colpo di stato illegale. Le persone in Russia hanno paura. Non sono libere”.

Questa situazione può peggiorare?

“Certo. Sono appena state approvate leggi che proibiscono di chiamare ‘guerra’ l’operazione in corso con l’invasione in Ucraina. C’è un piccolo gruppo di persone che, con coraggio, parla apertamente di guerra ed è scesa in piazza per protestare. Agli occhi delle autorità e della maggioranza dei russi, però, i manifestanti sono criminali. Per loro è stato rispolverata una definizione in voga ai tempi dello Stalinismo: traditori della madre patria”.

Una giovane arrestata a San Pietroburgo durante le proteste contro la guerra
Una giovane arrestata a San Pietroburgo durante le proteste contro la guerra

I media occidentali, appunto, ci parlano di queste manifestazioni contro la guerra. Chi sta scendendo in piazza? E quali rischi corrono?

“Negli ultimi tre anni qualsiasi movimento di protesta è stato considerato illegale. Le autorità hanno fatto qualsiasi cosa fosse in loro potere per scoraggiare la popolazione a scendere nelle piazze. Hanno incarcerato i leader dissidenti, hanno creato problemi sul luogo del lavoro e nel mondo dell’istruzione a chiunque si azzardasse a esprimere opinioni contrarie al potere. Hanno inflitto multe così salate da ridurre in maniera consistente il dissenso. La maggior parte dei manifestanti sono giovani. Studenti e persone sotto i 30 anni. Si tratta di persone che vogliono libertà. Persone che si oppongono alla propaganda di regime. Persone che non hanno mai votato per Putin. Queste manifestazioni, però, coinvolgono solo le grandi città. Chi abita nella cosiddetta ‘profonda Russia’ riceve informazioni solo dalla tv ufficiale del Cremlino. Fino a poco fa le pene erano multe pesantissime, ma anche il carcere fino a un mese. Ora sono state persino indurite”.

Si è mai unito alle proteste, quelle contro la guerra e le precedenti?

“Un anno fa circa, quando Alexei Navalny venne arrestato al suo rientro in Russia dopo aver ricevuto alcune cure mediche in Germania, realizzai un video in suo sostegno. Quel filmato venne bollato come un appello a organizzare un raduno non autorizzato. Ci fu un processo e venni condannato a pagare una multa. Sempre nel gennaio 2021 scesi in piazza, ancora a sostegno di Navalny. Furono le ultime proteste di massa nella Russia attuale. Da allora è praticamente impossibile manifestare. Durante quegli eventi girammo un video per una delle nostre canzoni dedicata ai prigionieri politici in Russia”.

Crede che il mondo occidentale possa fare qualcosa in più per aiutare i russi a convincersi a combattere Putin?

“Credo che Putin dovrebbe sbattere la testa contro il muro di un’opposizione unita da parte delle forze occidentali. Abbiamo a che fare con un pazzo pericoloso, che ha il controllo di armi nucleari. Per questo i politici dovrebbero fare tutto quello che è in loro potere per realizzare un fronte compatto contro lo zar, dimostrando una condivisione mai osservata nel mondo occidentale. Misure politiche, sanzioni economiche, operazioni di intelligence, attacchi hacker, inchieste giornalistiche. Tutti devono lavorare insieme per bloccare Putin. Non ci sono aiuti per chiunque voglia combattere Putin nelle strade russe. L’intera opposizione è stata silenziata. L’unico modo di fermare questo pazzo è una mobilitazione coordinata che si compatti fuori dalla nazione”.

I media russi come stanno trattando la guerra?

“Durante la prima settimana di guerra i residui canali indipendenti che, in qualche modo, provavano a trasmettere opinioni diverse da quelle ufficiali sono stati chiusi. Ho appena ricevuto un messaggio riguardo il blocco di Facebook in Russia. Dunque, ora sono in campo solo i media autorizzati dal Cremlino. E da loro arriva solo propaganda. ‘Questa non è una guerra, ma un’operazione di pace’. ‘L’Ucraina è nelle mani dei nazisti e dobbiamo liberarla’. ‘Il governo ucraino è illegale’. ‘ Gli attacchi riguardano solo strutture militari’. E altre bugie simili”.

Lei è in contatto con cittadini ucraini? Cosa le dicono riguardo l’attacco russo e i bombardamenti?

“Dato che al momento mi trovo all’estero non ho timori a pubblicare notizie riguardanti la situazione ucraina sui social. Molti ucraini che nemmeno conosco personalmente mi stanno inviando foto e report sui crimini di guerra di Putin e dell’esercito russo. Ci sono raid aerei, bombe e incendi. Stanno bombardano aree residenziali di città europee che fino a oggi avevano vissuto in pace. Le persone che ancora si trovano in Ucraina sono terrorizzate”.

Crede che ci sia qualche possibilità di rovesciare Putin?

“Dato che i movimenti di protesta sono stati praticamente spazzati via, si può solo sperare in una cospirazione dall’interno. Un golpe al Cremlino. Ci vorrebbe che qualcuno della sua cerchia di collaboratori più stretti, supportato dai militari – circostanza molto difficile – o dagli uomini d’affari più ricchi decida che l’ipotesi di una terza guerra mondiale non è una buona idea e che ‘nonno’ Putin debba essere rimosso”.

Teme che la Russia e la popolazione russa dopo la guerra si ritrovi ancora più isolata?

“Non è un timore. E’ una certezza”. 

 

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