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16 mar 2022

Corsica in fiamme, proteste e scontri. Macron invia il ministro e "promette" l'autonomia

Manifestazioni indipendentiste dopo l'aggressione in carcere subìta da uno storico militante condannato all'ergastolo

16 mar 2022
enrico camanzi
Esteri

Mentre il presidente francese Emmanuel Macron, nel suo ruolo di capo dello Stato ma anche di numero uno di turno dell'Unione Europea, si muove cercando di tenere aperti i canali del dialogo nel tentativo di trovare una soluzione diplomatica alla crisi ucraina, per Parigi si apre anche un "fronte" interno. Accade in Corsica dove, nei giorni scorsi, si sono accese violente proteste, sfociate in scontri fra i manifestanti nazionalisti e la polizia.

Il contesto

Ma come mai nell'isola a nord della Sardegna, dove è tradizionalmente ampio il sostegno alla causa indipendentista, o comunque autonomista, si è riacceso il fuoco che covava sotto le ceneri? Scintilla della nuova mobilitazione è stato un episodio a metà fra la vicenda politica e la cronaca nera. All'inizio di marzo Yvan Colonna, storico militante nazionalista, attualmente detenuto in un carcere della Provenza dopo essere stato condannato all'ergastolo con l'accusa di avere ucciso il prefetto Claude Erignac nel 1998 (omicidio a cui si è sempre dichiarato estraneo), è stato selvaggiamente aggredito da un compagno di detenzione, un africano condannato con l'accusa di terrorismo internazionale. Il movente? Ufficialmente alcune frasi blasfeme pronunciate dallo stesso Colonna, anche se per gli investigatori l'assalto sarebbe stato commissionato dall'esterno, pista ancora in via di sviluppo.

La reazione degli autonomisti

Colonna, picchiato e strangolato, è in fin di vita. Gli indipendentisti, che accusano le guardie carcerarie di aver lasciato Colonna in balia dell'aggressore per quasi dieci minuti, sono scesi nelle piazze dell'isola con manifestazioni ad Ajaccio, Calvi e Bastia, chiedendo giustizia per il militante condannato all'ergastolo attraverso l'istituzione di una commissione d'inchiesta, la possibilità di trasferire tutti i detenuti politici dai carceri della terraferma a strutture corse ma anche il riconoscimento delle istanze autonomiste. Sono state proteste molto violente, con feriti, lanci di molotov ed episodi di devastazione. In uno dei cortei è comparso anche lo striscione "Statu francese assassinu", in lingua corsa, facilmente traducibile anche in italiano. 

Le scelte di Macron

Il presidente della Republique, al momento impegnato sul dossier Ucraina e, soprattutto, con la scadenza delle elezioni all'orizzonte (si terranno il 10 aprile), intende spegnere i focolai della rivolta. Per questo ha inviato in missione sull'isola il ministro dell'Interno Gerald Darmanin, per una visita di due giorni. In un'intervista pubblicata sul giornale Corse Matìn Darmanin ha spiegato che il governo transalpino è "pronto a spingersi fino all'autonomia della Corsica", a patto che le violenze cessino immediatamente. Poi ha chiarito che le discussioni saranno "lunghe" e che il futuro dei corsi "è nel pieno della Repubblica francese". No indipendenza, quindi, ma sì autonomia, istanza che Parigi aveva sempre bocciato.

Un'apertura giudicata con favore da Gilles Simeoni, presidente della giunta regionale ed ex avvocato di Colonna. "Non è ancora una vittoria, né per me né per il popolo corso - ha detto ai microfoni di France Info - ma è importante che il ministro dell'Interno, a nome del primo ministro, e probabilmente del presidente della Repubblica, dica oggi pubblicamente che il governo e lo stato sono pronti a entrare in una discussione storica". Tutti contenti, quindi. I politici corsi perché vedono legittimate dallo Stato centrale loro rivendicazioni storiche. Macron perché spera di incassare un successo diplomatico sul fronte interno, in attesa di verificare come si svilupperà concretamente questo dialogo (sarà comunque la Francia a dare le carte). Ora vedremo come reagirà la piazza.

 

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