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8 mag 2022

Milioni di tonnellate di grano bloccate nei porti ucraini, è allarme carestie

Per l'Onu la guerra porterà 13 milioni di persone a soffrire la fame, peggiorando la crisi della pandemia. Russia e Ucraina esportano il 30% del grano tenero mondiale

Grano
Il grano risente pesantemente del conflitto tra Russia e Ucraina

Kiev - Guerra e carestia: un binomio storico che si conferma anche stavolta, ma su scala planetaria. Perché il conflitto in Ucraina sta provocando effetti indiretti su gran parte della popolazione mondiale, e in particolare nei Paesi in via di sviluppo che da Kiev e Mosca dipendono per l’approvvigionamento delle materie prime alimentari. Negli ultimi cinque anni, come spiega Italpress, Russia e Ucraina hanno esportato il 30% del grano tenero mondiale per la panificazione, il 19% di mais destinato agli allevamenti, il 32% di orzo e il 75% di semi di girasole. 

Il crollo della produzione, o dell’export a causa delle sanzioni, sta interessando pesantemente i principali importatori, tra cui Egitto, Eritrea, Somalia, Libano, Armenia, Bangladesh, Yemen e Perù. L’Egitto, in particolare, è il principale importatore di grano al mondo ed è alle prese con un sensibile rincaro (oltre il 50%) che il governo sta provando a fronteggiare con un tetto sui prezzi del pane. Ma l’allarme è globale, come segnalano l’Onu e la Fao dall’inizio della guerra. 

Il Pam (programma alimentare mondiale delle Nazioni Unite) stima che l’invasione russa porterà 13 milioni di persone a soffrire la fame, peggiorando una crisi già in atto con la pandemia. Prima del 2020 il problema riguardava 720 milioni di persone; la previsione è che si estenderà a 811 milioni. “La fame non dovrebbe diventare un’arma”, ha detto lunedì Martin Frick, funzionario del Pam, spiegando che 4,5 tonnellate di grano sono bloccate nei porti ucraini. E le stime degli analisti prevedono per quest’anno un calo di oltre il 50% della produzione locale, di cui il 70% resterà in Ucraina, secondo il programma annunciato da Kiev. 

La carestia avrà effetti più duraturi, visto che la guerra sta impedendo la semina in almeno un terzo del territorio ucraino.’è poi il problema dei fertilizzanti che rischia di compromettere la produzione agricola anche al di fuori dell’area di guerra: la Russia, secondo i dati del 2021, è il primo esportatore mondiale (13% del totale) e tra i Paesi maggiormente dipendenti, sanzioni permettendo, ci sono Mongolia, Finlandia, Estonia e Lettonia, Azerbaigian, Camerun, Perù e Honduras. 

Nel complesso, l’Ue è relativamente al riparo dagli effetti di questa crisi e le politiche adottate sono finalizzate alla “sicurezza alimentare” per ridurre la dipendenza dalle importazioni dall’Est. Il fenomeno riguarda anche l’Italia, che dall’Ucraina importa solo il 2,7% del grano tenero (122 milioni di chili), ma potrebbe complicare la disponibilità del mais per gli allevamenti (15%) e la relativa filiera alimentare. L’aumento delle quotazioni e dei prezzi su queste materie prime, comunque, al netto dei rincari energetici, sarebbe dovuto più a dinamiche speculative che al reale andamento della domanda e dell’offerta.

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