Kabul - È solo questione di tempo, forse poco, ma Kabul cadrà in mano ai Talebani. Lo scenario è palese e non certo estraneo al ritiro delle truppe Usa e Nato dal Paese, deciso da Bush e avallato da Biden, a 20 anni dall’attacco alle Twin Towers. Un gesti simbolico, che chiude la stagione di una lunga guerra improduttiva. Ma che lascia sul terreno l’eredità pesantissima del ritorno alla shaaria e al peggior integralismo islamico. Se ne sono accorti anche i russi, non certo favorevoli all’occupazione dell’Afghanistan da parte della coalizione occidentale. Ma che ora criticano in maniera aperta proprio la velocità dell’operazione, che rischia di causare danni incalcolabili a una delle aree più instabili dell’Asia.

L'accusa della Russia

“Il ritiro precipitoso delle truppe Usa dall’Afghanistan è alla base dell’avanzata talebana in Afghanistan, dove l’esercito regolare sta continuando a cedere terreno“, punta il dito il ministro degli Esteri russo, Serghei Lavrov. ”Negli ultimi giorni, abbiamo assistito a un rapido degrado della situazione in Afghanistan - precisa - alla luce del ritiro precipitoso del contingente americano e della Nato, l’incertezza militare e politica dentro e intorno al Paese è cresciuta molto”. 

L'avanzata degli studenti di teologia

Le operazioni belliche sul campo sembrano in effetti sfavorire le truppe governative a favore degli studenti di teologia, più che mai determinati a riprendersi in mano il Paese. Con un pesante rischio di contagio per quelli confinanti, come il Pakistan. “Nelle circostanze attuali - conclude infatti Lavrov - esiste il rischio concreto di un’instabilità che si allarghi agli Stati vicini”, ha aggiunto il ministro russo, che si trova in Uzbekistan per una conferenza regionale. “La crisi afgana esacerba la minaccia terrorista e il problema del traffico di droga, che ha raggiunto livelli senza precedenti”. 

La morte del premio Pulitzer

Da registrare, proprio ieri, la morte in Afghanistan di Danish Siddiqui, un fotoreporter dell’agenzia Reuters, ucciso durante i combattimenti tra talebani ed esercito afgano a Spin Boldak, nel distretto di Kandahar. Lo riferisce la sua agenzia, che cita come fonte un ufficiale dell’esercito afgano, al seguito del quale si trovava Siddiqui. Il fotoreporter, insignito di numerosi riconoscimenti tra cui il premio Pulitzer, dirigeva il dipartimento multimediale di Reuters in India e da alcuni giorni stava seguendo gli scontri a Kandahar. 

Il ricordo dei colleghi

“Stiamo cercando con urgenza piu’ informazioni e stiamo lavorando con le autorita’ regionali”, spiegano il presidente di Reuters, Michael Friedenberg, e la direttrice della testata, Alessandra Galloni. Siddiqui nel 2018 ha vinto il premio Pulitzer per la fotografia con i reportage sulla crisi dei rifugiati Rohingya, in Birmania. Il giornalista era al seguito delle forze afghane dall’inizio di questa settimana. «Danish - spiegano alla Reuters - era un giornalista eccezionale, un marito e un padre devoto e un collega molto amato. I nostri pensieri vanno alla sua famiglia in questo momento terribile». Siddiqui stamane aveva riferito alla sua agenzia di essere stato ferito al braccio da una scheggia mentre stava seguendo gli scontri.

La Turchia e l'allarme profughi

Anche la Turchia lancia l’allarme perché si sta registrando una nuova ondata di profughi dall’Afghanistan, riferendo che gli arrivi sono aumentati in concomitanza con la smobilitazione delle truppe statunitensi, dopo 20 anni di presenza alla guida della missione Nato. Anche le truppe italiane hanno già lasciato l’Afghanistan. Una situazione che sta permettendo ai talebani di riprendere il controllo di vaste porzioni e punti chiave del Paese.

La conquista del checkpoint 

Proprio ieri i guerriglieri hanno annunciato di aver conquistato il checkpoint tra la città afghana di Wesh e quella pachistana di Chaman, un punto fondamentale per i traffici tra i due Paesi, con circa 900 camion che transitano ogni giorno secondo le stime del governo di Kabul. I talebani hanno già rimosso la bandiera afghana che sventolava sulla sommità del passaggio frontaliero, costringendo le autorità pachistane a sigillare la frontiera comune anche a causa degli scontri che proseguono tra talebani e l’esercito regolare afghano.