Milano, 23 novembre 2010 - Lo ha salvato la Champions. Perché se non ci fosse stato l’impegno con gli olandesi del Twente, Rafa Benitez sarebbe già sull’aereo che lo riportava a Liverpool. Con la valigia piena di euro e con un panettone nel bagaglio a mano. Ora ci tocca aspettare la partita di domani sera che, se va male, darà il via libera a un’operazione già decisa: la sua cacciata.
Troppo buono e signore il tecnico spagnolo per uno spogliatoio che in tanti anni ha bruciato fior di allenatori a cominciare da Marcello Lippi, poi tecnico della Nazionale campione del mondo nella magica notte di Berlino 2006. Se fosse vero che i soldi non sono tutto nella vita, non si capirebbe la sua scelta di gestire il dopo Mourinho. L’ombra astuta e maligna di Special One avrebbe massacrato chiunque e Rafa, navigato tecnico di un grande club come i Reds, lo sapeva benissimo. Ma ha comunque cercato e accettato la sfida finendo però nel tritacarne mediatico e calcistico che lo ha portato in pochi mesi a un passo dall’inglorioso esonero. Massimo Moratti ha sempre amato i gentleman come Benitez, Hodgsone Simoni dimenticandosi che prima del Mou avevano vinto lo scudetto Eugenio Bersellini, Giovanni Trapattoni e Roberto Mancini. Non certo geni della panchina ma sergenti di ferro in grado di tenere a bada uno spogliatoio vivace e complesso.
Dopo tanto Mourinho, dopo tante vittorie, forse ci voleva un altro tipo di progetto. In estate Milito, Maicon e Balotelli volevano cambiare aria e con gli euro incassati si poteva rifondare la squadra magari con le indicazioni di Benitez. Ma è partito solo SuperMario e gli altri sono rimasti di malavoglia. Qualcuno ha consigliato male il presidente e ora l’Inter arranca come una provinciale. Come il muro di Berlino, lo squadrone della Beneamata si è frantumato. Ora Moratti è a un bivio: ascolta i collaboratori che non vogliono cambiare o va dove lo porta il cuore e manda a casa Benitez? Aspettiamo il Twente e poi si vedrà. Intanto è partito, da qualche settimana il toto allenatore. Il panettone è pronto. Chissà chi lo mangerà agli auguri di Appiano Gentile.
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