Lorenzo Perini, 24 anni, studente e ostacolista
Lorenzo Perini, 24 anni, studente e ostacolista

Milano, 6 settembre 2018 - Il dottore è a un centesimo dalle Olimpiadi. Correre i 110 metri a ostacoli in 13 secondi e 48 vale un biglietto per Tokyo 2020, ed è il prossimo salto per Lorenzo Perini: 24 anni, atleta professionista da otto in nazionale e da cinque nel gruppo dell’Aeronautica, studente al quarto anno di Odontoiatria e protesi dentaria all’università Vita-Salute del San Raffaele. E non per sport: vuole fare il dentista, così torna a dare esami dopo un’estate in cui ha raggiunto i 13 secondi e 49. Due volte: a luglio ha vinto l’oro ai Giochi del Mediterraneo, agli Europei di Berlino è arrivato in semifinale. «Era un obiettivo in un progetto – spiega – ma non pensavo di riuscirci già quest’anno, anche se mi sono allenato tanto e bene, non ho saltato un giorno. Ma in gara cambia tutto. Mi si è accesa una lampadina che mi ha permesso di superare quel limite. Questo mi permette di affrontare i prossimi due anni con una prospettiva diversa, pensare di giocarmela con avversari che prima mi davano un metro».

Si direbbe un approccio scientifico.

«Lo è: il mio coach è professore a Scienze motorie in Cattolica. In una dimostrazione scientifica il parere dell’esperto è l’ultimo, prima vengono le evidenze. È l’approccio che mi ha trasmesso il professor Roberto Burioni, col quale ho fatto l’esame di Microbiologia l’anno scorso: la ricerca della verità. Funziona anche nello sport».

Com’è andato l’esame con Burioni?

«Era il giorno prima dei campionati italiani, sono stato male e non sono riuscito a fare subito l’orale. Mi sconsigliavano di gareggiare, ma io volevo vincere. Mi scrisse anche dopo la gara, ma quando andai all’orale mi massacrò! Ho preso 26 ma l’esame l’ho passato: lo preparavo da mesi».

Nessuno sconto.

«Giusto così: il professor Burioni dà tanto e pretende tanto. Lo considero un mio punto di riferimento, per come si approccia alla scienza e alle persone. Mi segue e mi supporta, per me è motivo di gioia e orgoglio. Voglio e cerco in ogni modo di rimanere in pari. Adesso che è arrivato il risultato, a maggior ragione dico che si può fare, quindi facciamolo».

Suo padre Maurizio, dentista, è stato campione italiano allievi nel 1980, sempre sui 110 ostacoli.

«È stato lui a darmi la spinta, quasi tutti gli altri dicevano che non ce l’avrei fatta, dando per scontato che avrei scelto l’atletica. Il primo anno di università ho sofferto, ma questo mi ha fatto solo dire: adesso vi faccio vedere».

A cosa rinuncia?

«A un bel po’ vita sociale; per fortuna la mia ragazza è anche lei ostacolista in nazionale. Ti svegli alle sette, torni alle nove di sera e devi metterti a studiare. Ma ne vale la pena: se superi il limite i risultati arrivano. Nella vita gli ostacoli ci sono, e non puoi tornare indietro, passare sotto o di fianco. Con l’atletica è stato lo stesso».

Cioè?

«Ho iniziato in quarta elementare ma andavo male in tutto, arrivavo ultimo. Ricordo benissimo quel giorno, sulla pista di Saronno: avevo 15 anni e le scarpe nuove. Per la prima volta sono riuscito a fare i tre passi tra un ostacolo e l’altro. E ho capito che tutto era cambiato: è diventata una responsabilità con me stesso».

Dove si vede tra dieci anni? Alla poltrona?

«Di sicuro, e con una famiglia. E ancora nel mondo dell’atletica, anche se non so in che forma: c’è una magìa che è difficile trovare altrove».

Nella scienza?

«Nella scienza sì, perché la applico nello sport, faccio esperimenti su me stesso; ma c’è un altro lato bellissimo, la condivisione con i compagni di squadra che ritrovo con gli amici coi quali studio. Certi risultati li ho raggiunti grazie a loro».

Sulla pista ha un soprannome?

«Mi chiamano “il dottore”, per il mio approccio all’allenamento. E perché non riesco a star zitto quando qualcuno dice cose che non posso sentire, lette chissà dove: le confuto con evidenze scientifiche. Per ora mi ascoltano».

Alla Burioni. La prossima vittoria la dedica al prof?

«Assolutamente sì».