Dj Pandaj
Dj Pandaj

Milano, 6 novembre 2018 – Dai toni crepuscolari di “Woman” fino a quelli di “Era Jazz” che sembrano scandire un’alba perfetta, passando per buio e tenebre: l’essenza di una notte racchiusa in cinque tracce. È l’anima del nuovo lavoro di Dj Pandaj che, non a caso, porta il nome di “Notturno”. Storico producer, sound designer e beatmaker milanese dal gusto raffinato, Pandaj si racconta nel nuovo Ep e lo fa scandagliando il suo lato più oscuro. Hip hop, funk e musica elettronica si fondono sapientemente in un sound in continua evoluzione che, negli anni, ha portato Dj Pandaj a esibirsi nei migliori club italiani e londinesi, dividendo la consolle con grandi artisti della scena mondiale, da Grand Master Flash e Mix Master Mike a Roy Ayers e George Clinton. Dj ufficiale di Frankie Hi-Nrg, Pandaj è anche dj resident in alcuni fra i più noti club milanesi.

Sensuale e visionario. Fin dalla prima traccia “Notturno” si rivela una sorta di viaggio introspettivo. È Così?

«Questo progetto nasce di notte, il momento di ispirazione in cui ricerco e sviluppo idee, atmosfere ed emozioni. Ho suonato molte partiture dei brani che ho composto - dalle bass line alle batterie, gli arrangiamenti e le armonizzazioni - ho voluto creare un linguaggio sonoro proprio e ben riconoscibile. "Notturno" è un viaggio introspettivo ma anche un momento per sé, come quando ognuno di noi la sera rientra a casa, dopo una giornata di lavoro intensa, alla ricerca di pace e di un momento di relax».

Quindi da qui nasce il titolo?

«Ho voluto proprio descrivere in musica alcuni aspetti della dimensione notturna che vivo in prima persona, come il viaggio, il ritorno dalle serate, vivere la città in maniera diversa, il proprio silenzio nelle mura di casa, la compagnia della persona amata. Come una sorta di colonna sonora urbana elegante ma anche potente e onirica».

L’Ep sembra essere solo una prima faccia della stessa medaglia. La grafica stessa della copertina mostra solo un lato del profilo. Ci può anticipare qualcosa circa quello che sarà il suo seguito con “Diurno”?

«La trovo una corretta chiave di lettura, è solo un lato della stessa medaglia. Per la prima volta sulla copertina di un disco da me prodotto appare il mio volto, ricreato ad arte in 3D da Ced Pakusevskij, già autore della copertina del mio album precedente, "Destination Unknown", nonché prestigioso regista internazionale. La notte preannuncia il giorno e il naturale seguito di "Notturno" sarà "Diurno", di cui posso solo anticipare che mostrerà l'aspetto più solare della mia produzione musicale».

E come sono nate le collaborazioni? Tra l’altro tutte al femminile…

«In questo momento storico non vedo molta considerazione per le donne nella musica, nel mondo del lavoro e nella società. Nel nostro Paese quasi ogni giorno muore una donna che subisce violenze o è vittima di discriminazioni. Siccome non credo affatto a chi dice che c'è mancanza di talenti, ho voluto coinvolgere quante più artiste donne possibile, che ritengo meritino di far brillare la loro luce. Poi, in realtà, c'è anche un uomo in questo progetto, ArgentoVivo, un artista underground che apprezzo e seguo da anni».

Nella sua lunga carriera ha diviso la consolle con grandi artisti della scena mondiale ma c’è un artista con il quale le piacerebbe collaborare?

«Tra gli artisti che ho incontrato lungo il mio percorso, sogno di collaborare con George Clinton and Parliament Funkadelic. Quando li conobbi, nel 2006, sul palco di un festival all'Idroscalo, mente eseguivo un dj set di introduzione a questo collettivo di 35 musicisti pazzeschi, sull'ultima traccia che avevo in scaletta, accadde qualcosa di magico: mi accorsi che i Parliament Funkadelic si stavano scaldando suonando sul disco che avevo appena messo, aggiunsi degli scratch e nacque una piccola jam. Invece, tra quelli che non ho conosciuto, sarei felicissimo di collaborare con Elisa, artista italiana di grande talento, riconosciuta a livello internazionale: mi aiutate a farglielo sapere?».

Nei club milanesi lei è sicuramente un’istituzione. Dagli anni ‘90 ad oggi è stato testimone delle principali fasi e delle evoluzioni nei gusti del pubblico. Qual è, secondo lei, l’attuale stato di salute del “clubbing” milanese?

«Milano è da sempre una città culturalmente viva: in Italia ci sono pochi altri posti dove trovare la quantità di eventi, concerti e spettacoli teatrali che abbiamo qui. Però, oggi più che mai, in generale e non solo in Italia, nei club contano i numeri e negli anni, secondo me, questo ha peggiorato la qualità della musica offerta. I gusti delle persone, il modo di fare djing e il club stesso sono cambiati. A mio avviso le novità e le alternative musicali che una volta ascoltavi anche nel club, oggi si ritrovano o nei festival, o nei pub e nei posti più piccoli. È come se nel club ormai andasse soprattutto accontentato il pubblico, più che educato».

E oggi dove la si può sentire?

«Potete ascoltare i miei dj set al “Vinile Milano”, dove da cinque anni ho creato con Dj Noko un appuntamento fisso (tutti i primi tre sabati del mese) chiamato “Retrosonic”, in cui riscopriamo il suono di vecchi e nuovi dischi della black music di qualità. L'ultimo sabato del mese invece mi trovate sui Navigli al “Bricks” con la serata chiamata “The Blend”, dove spazio tra le sperimentazioni hip hop, trip hop, elettronica anni '90 e le origini del funk. In Italia, giro spesso come dj di Frankie Hi Nrg MC e della rapper franco-neozelandese Vaitea, con cui ci esibiamo anche all'estero».