Boss Doms
Boss Doms

Milano, 9 luglio 2020 - Elisabetta I Tudor che bacia sulla bocca la Fata rock dai Capelli Turchini. Fra le immagini più irriverenti consegnate dall’ultimo Sanremo alla posterità c’è pure il finale "hot" di “Me ne frego”, con Achille Lauro che in Eurovisione incolla le sue labbra su quelle di Boss Doms. L’ultimo colpo di marketing di una coppia artistica monolitica, su cui nemmeno il debutto solista del chitarrista-produttore romano con “I want more” sembra destinato ad aprire crepe. Doms, all’anagrafe Edoardo Manozzi sposato con la dj e speaker radiofonica Valentina Pegorer (conosciuta nel 2017 al programma “Pechino Express”) che un anno e mezzo fa gli ha dato la piccola Mina, comincia il suo cammino dalla techno affidando il microfono al cantante australiano Kyle Pearce.

Edoardo, imperatori della dance come Calvin Harris, Diplo o Skrillex debbono iniziare a preoccuparsi?
"Ma no, la mia musica ha mille sfumature e questa è solo la prima. Il biglietto da visita scelto perché, oltre ad essere musicista, sono un dj, un amante della techno, e mi piace suonare nei club tanto quanto farlo sui palchi. D’altronde nei club ci sono nato. Ho puntato sulla pista da ballo per prendere tutti di sorpresa ed entrare a gamba tesa su quello che oggi sono il pop e la musica che “funziona” in radio".

Un ritorno all’underground dopo essere «scivolato» nel pop? "Ad essere sinceri l’intento era quello di fare del pop che non fosse tale. Tant’è che, a differenza dei brani techno più ortodossi, questo brano è cantato dall’inizio alla fine e quindi ha un approccio da canzone. C’è poi la durata, che è di 3 minuti e mezzo contro i 6-7 di quelli creati per la pista. Altra anomalia, la scelta d’invertire le strofe con i ritornelli rispetto alla struttura di composizione classica".

E il ragno del video?
"È una tarantola indiana che rappresenta l’ossessione del non accontentarsi mai; di volere, come dice il titolo, sempre di più. Sono molto grato alla vita per quello che mi ha dato e la competizione è solo con me stesso".

Da romano trapiantato a Milano, come si trova?
"Vivo in zona Bande Nere e trovo questa città molto dinamica, con un’attenzione verso i giovani e la loro creatività difficile da incontrare altrove".

Con Achille Lauro siete una “coppia di fatto”.
"Già. E l’arrivo di questo mio singolo non tocca il nostro rapporto. Lo rende solo più impegnativo; l’eccellenza, infatti, si raggiunge solo concentrandosi al 100% sul progetto a cui stai lavorando. Che sia poi dell’uno o dell’altro, poco importa. Fare al 50% l’uno e l’altro sarebbe un doppio sbaglio".

Non sarà che mentre lui rischia di rimanere prigioniero del suo personaggio lei preferisce tornare musicista?
"Se uno è autentico, trovo impossibile che il personaggio si mangi l’artista. Lauro è sempre stato così; uno che fa tanta, tanta, musica. Una vera macchina da canzoni. Ci siamo “amati” da subito perché sotto questo aspetto siamo uguali".

Tra dieci anni si vede ancora coi capelli azzurri e il pellicciotto?
"Non saprei. Diciamo che mi vedo migliore. Tanto nell’arte che nel privato, infatti, m’impongo di salire ogni anno un gradino in più".