Manuel Agnelli, leader e voce del gruppo
Manuel Agnelli, leader e voce del gruppo

Milano, 10 aprile 2018 - «Milano sarà sempre in difetto rispetto a ciò che potrebbe essere, anche se negli ultimi 5-6 anni è cambiata molto, è più bella, meno provinciale, percorsa da un fremito nuovo”, dice Manuel Agnelli rilanciando con un certo disincanto sulle grandi potenzialità artistiche di questa città. La sua città. Una Milano che stasera gli regala il brivido caldo di un Forum esaurito fino all’ultimo posto. Se fino a ieri il momento più splendente per gli Afterhours era stata l’esibizione del 2006 all’Irving Plaza di New York, stasera ad Assago si fa la storia. E Manuel, reduce dalla doppia esperienza televisiva di “X-Factor” ed “Ossigeno”, ne approfitta per chiamare a raccolta ex membri e collaboratori storici della band quali Dario Ciffo, Andrea Viti, Giorgio Prette, Paolo Mauri, Lorenzo Olgiati, Alessandro Pellizzari e Cesare Malfatti. Tutte menti creative che se ne sono andate portando via qualcosa, che in questa occasione speciale rimettono al servizio della band e dei suoi fan. «Inutile girarci attorno: sarà un concerto celebrativo», spiega Manuel.

«Quindi vogliamo essere all’altezza del Forum; anche perché occasioni così ad una band come la nostra, che fa un tipo di musica abbastanza ostico per questo Paese, non capitano tutti i giorni». Un tutto esaurito “vero”, tengono a precisare Agnelli & Co. rimarcando la loro biodiversità rispetto ad altri fenomeni da Forum che riempiono le cronache di sold-out non sempre certificati fino all’ultimo biglietto. Anche se le dimensioni hanno valore relativo nelle questioni della musica (“Il disco dei Velvet Underground con la banana in copertina vendette appena uscito solo 6mila copie, eppure ha cambiato il corso del rock contaminando quattro generazioni di musicisti”), per un gruppo come gli Afterhours arrivare fin lassù è una conquista. Ecco perché ci saranno pure le telecamere a documentare ogni attimo della serata. «I tempi sono cambiati radicalmente, c’è un fossato generazionale che non s’era mai visto prima», assicura Agnelli. «Un tempo era scontato che gli Stones fossero un grande gruppo e altre formazioni no. Oggi nulla è più scontato. È cambiata la percezione, l’etica, delle cose. Un tempo c’erano molti steccati, spesso faziosi, oggi ci sono ancora, ma in mezzo c’è pure tanto fermento che, potenzialmente, potrebbe portare a rivelazioni musicali molto interessanti. Anche se, finora, questo nuovo clima non ha prodotto cose che facciano gridare al miracolo».