Quotidiano Nazionale logo
il Giorno logo
Quotidiano Nazionale logo
il Giorno logo
11 feb 2016

San Raffaele, nuovo studio rivoluzionario sulla leucemia

Uno studio dei ricercatori dell'ospedale San Raffaele di Milano ha dimostrato che i macrofagi, le "sentinelle" del nostro sistema immunitario, alimentano la crescita e la disseminazione della leucemia linfatica cronica

11 feb 2016
featured image
Una dottoressa impegnata nello studio del dna per l'identificazione dell'eventuale presenza di malattie genetiche in un laboratorio di Roma in una foto d'archivio. ANSA / ETTORE FERRARI
featured image
Una dottoressa impegnata nello studio del dna per l'identificazione dell'eventuale presenza di malattie genetiche in un laboratorio di Roma in una foto d'archivio. ANSA / ETTORE FERRARI

Milano, 11 febbraio 2016 - Uno studio dei ricercatori dell'ospedale San Raffaele di Milano ha dimostrato su modelli animali che i macrofagi, le "sentinelle" del nostro sistema immunitario che ogni giorno combattono le infezioni, alimentano la crescita e la
disseminazione della leucemia linfatica cronica, il tumore del sangue più diffuso nel mondo occidentale.

Lo studio, reso possibile da un finanziamento dell'Associazione Italiana per la Ricerca contro il Cancro (Airc), ha identificato inoltre delle nuove strategie per colpire l'interazione dei macrofagi con le cellule leucemiche, nel tentativo di ideare una nuova terapia utilizzando degli anticorpi. La leucemia linfatica cronica colpisce ogni anno una persona su 10mila, specialmente dopo i 60 anni, ed è caratterizzata dall'accumulo di linfociti B maligni nel midollo osseo, nel sangue e in diversi organi. Alcuni pazienti si ammalano di una forma molto aggressiva, per la quale al momento non esistono terapie efficaci.

Gli scienziati hanno studiato lo sviluppo della leucemia in vari modelli sperimentali, «osservando - spiegano i ricercatori - che la malattia non progredisce o addirittura regredisce in assenza dei macrofagi. L'unicità della scoperta sta nel potenziale traslazionale e terapeutico dei risultati ottenuti», ovvero la possibilità che in futuro si passi dal bancone del laboratorio al letto del paziente, «poiché farmaci diretti contro i macrofagi sono attualmente in fase di sperimentazione clinica. La nostra speranza - concludono - è che i pazienti affetti da malattie linfoproliferative possano beneficiare in futuro di questi nuovi approcci terapeutici».

© Riproduzione riservata

Iscriviti alla newsletter.

Il modo più facile per rimanere sempre aggiornati

Hai già un account?