Giuliano Pisapia con Nicola Zingaretti
Giuliano Pisapia con Nicola Zingaretti

Milano, 25 febbraio 2019 - È presto, certo. Incognite e subordinate sono ancora tante, a partire dal nome del prossimo segretario Pd. Il favorito Nicola Zingaretti, però, l’idea la lancia: Giuliano Pisapia capolista alle Europee. «Magari, lui è una risorsa eccezionale». E lui, seduto in prima fila, se la ride. L’occasione è il convegno “A sinistra la Piazza Grande” a Roma. Zingaretti lo ripete ai giornalisti che lo interpellano dopo il caffè preso al bar con l’ex sindaco di Milano.

«Piazza Grande» è il nome della mozione che sostiene il governatore del Lazio e scommette su uno schema di partnership tra un eventuale Pd a trazione Zingaretti e una parte della sinistra, quella che «a Milano ha dimostrato di sapere vincere e governare». Pisapia - e non è cosa nuova - glissa e prende tempo: «Non è ancora il momento di parlare di liste», spiega a chi gli chiede di commentare il passo in avanti del governatore del Lazio. D’altronde brucia ancora la scottatura del fallimento di Campo Progressista, che doveva mettere assieme i frammenti della sinistra e invece è finita in pezzi nel giro di cinque mesi. Zingaretti incalza: «Con Giuliano ho un ottimo rapporto e in un’idea di lista nuova, aperta, sarei onorato se fosse disponibile. Dipende da lui ma è una risorsa eccezionale che aiuterebbe a dare un segno che qualcosa sta cambiando». Pisapia, con cautela, apre la porta: «Sono onorato delle parole di Zingaretti». E ancora: «Dal 3 marzo può cambiare il modo e l’impegno di fare politica. Noi abbiamo tentato un anno e mezzo fa lo stesso percorso, non ce l’abbiamo fatta, ma ora ce la potete fare voi e io ci sarò, sarò con voi». Poi il fondatore di Campo progressita auspica che nel centrosinistra «non si guardi più ai litigi del passato, ma alle prospettive del presente e alle speranze del futuro».

Facile a dirsi. Meno a farsi, se il nome del prossimo segretario Pd è solo una delle mille incognite. Chiunque vincerà dovrà fare i fonti con le richieste di Carlo Calenda che immagina di schierare come capilista persone della società civile e del volontariato, «nomi di qualità ma ignote al grande pubblico», lasciando le seconde linee ai grossi calibri della lista unitaria. Dal palco Zingaretti ha attaccato Governo e Matteo Salvini affermando che «non è attraverso la sfilata di moda delle divise dei lavoratori che si sopperisce al dovere etico di un Paese di non lasciare soli quei lavoratori». Zingaretti auspica che la rinascita del Pd parta dai valori: «Ce li abbiamo ma non ci rassegniamo alla testimonianza. Vogliamo muoverci per tornare a vincere». Se son rose, fioriranno.