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Tasse locali, Milano sfida Roma: se incassiamo di più ce lo teniamo

La mozione. Tasca: "Serve più autonomia fiscale dallo Stato"

di MASSIMILIANO MINGOIA
Ultimo aggiornamento il 24 luglio 2018 alle 07:25
L’assessore comunale al Bilancio, Roberto Tasca

Milano, 24 luglio 2018 - Il Comune di Milano vuole più autonomia fiscale dallo Stato ed è pronto ad aprire un tavolo di confronto insieme alle grandi città italiane con il Governo Conte. La mozione che vede come primo firmatario Franco D’Alfonso e che sarà discussa giovedì in Consiglio comunale prevede addirittura il «congelamento» del contributo che Palazzo Marino ha versato allo Stato nel 2017 sul fronte delle imposte locali.

Che significa? Che se il Comune nel 2018 riuscirà a incassare dalle tasse una cifra maggiore rispetto al 2017 intende tenere la differenza delle maggiori entrate nelle casse municipali. Un'autonomiafiscale «fai-da-te», in attesa di risposte dal Governo. «L’autonomia fiscale è uno dei temi su cui occorre fare una riflessione nazionale», premette l’assessore al Bilancio Roberto Tasca. «Con le proposte contenute nelle mozione vogliamo potenziare le risorse a disposizione del Comune per investimenti e servizi senza dover chiedere un euro in più né ai milanesi né a Roma», sottolinea il capogruppo del Pd Filippo Barberis. Il tema è politico, ma non solo. L’assessore parte da questo primo aspetto: «Il Governo, che in parte è dello stesso colore politico di quello che ci troviamo in Regione, sbandiera alcune parole d’ordine come l’autonomia. Un buon motivo per trovare una sintonia. Non perché i Comuni vogliamo mettere nuove tasse, ma per consentire loro di avere un maggior autonomia di gestione del fisco locale. Milano ha sempre fatto la sua parte a livello nazionale: ogni anno versiamo 100 milioni di euro nel Fondo di solidarietà. Ma il Governo ora ci dia un po’ di leve da utilizzare nella politica fiscale. La politica fiscale di cui ha bisogno Milano è diversa da quella di altre città italiane». Tra le proposte indicate nel documento, c’è la possibilità di far gestire il proprio debito in maniera più flessibile ai Comuni «virtuosi», quelli con i conti in ordine come Milano. Tasca spiega: «Servono incentivi per i Comuni virtuosi. Per sistemare i poveri bisogna avere i ricchi. Ma se a un certo punto impoveriamo i ricchi, finiamo per essere tutti poveri».

Un'altra proposta contenuta nella mozione prevede di dare ai Comuni per la riscossione delle imposte comunali gli stessi strumenti utilizzati dall’Agenzia delle entrate. «Poter conoscere i conti correnti che ha chi non paga sarebbe già un passo in avanti, ma serve la volontà politica», fa un esempio Tasca, che poi ipotizza la creazione di «una società comunale dei Comuni del Nord per la riscossione delle imposte locale». Un’idea che potrebbe piacere alla Lega. Non a caso l’assessore spera nel consenso di una buona fetta dell’opposizione sulla mozione, ma anche di altri Comuni: «Sto lavorando con gli assessori al Bilancio delle grandi città italiane. I problemi di gestione delle imposte locali sono uguali per tutti, al di là dei colori politici. Quando il ministro dell’Economia Tria darà le deleghe ai viceministri, ne vogliamo parlare con qualche esponente del Governo».

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